Alcol e giovani. Riflettere prima dell’uso

La nostra società mostra un atteggiamento sempre più contraddittorio, quando non schizofrenico, verso l’alcol, considerato a volte droga perché può dare dipendenza, ma anche, attraverso il vino bevuto moderatamente, sostanza che fa bene al cuore. Spesso tuttavia si dimentica che, se si è predisposti o se si beve abitualmente e per molti anni, pur senza mostrare segni di dipendenza, l’alcol può provocare malattie importanti.

Il verificarsi di comportamenti di abuso è sempre più frequentemente oggetto di campagne di allarme sociale, alla stregua di un’epidemia che occorre contrastare con rapidità, e da questi atteggiamenti spesso discendono iniziative di carattere estemporaneo, caratterizzate dall’assenza di uno sforzo interpretativo in merito alla natura del fenomeno su cui si pretende di agire, nonché dalla scarsa attenzione per la reale efficacia di provvedimenti e politiche. Prevalgono iniziative meramente simboliche, correlate al bisogno dei decisori di dimostrare una pronta sollecitudine di fronte all’allarme sociale lanciato da più parti e a un’adesione alle visioni di senso comune più diffuse.

Le denunce allarmistiche sul bere giovanile, poi, sembrano incolpare i ragazzi di aver abbandonato la cultura tradizionale del bere, quasi che questa fosse esente da rischi, a favore di stili di consumo tipici delle culture nordiche, prevalentemente orientati all’intossicazione, quando in realtà i giovani italiani di oggi dimostrano di differenziarsi molto da questo modello (naturalmente in pochi si ricordano che alla fine degli anni Sessanta il consumo di alcol pro capite in Italia era più del doppio di quello di oggi, circa 20 litri di alcol puro contro gli attuali 8!).

Secondo i dati dell’ISTAT-ISS (2013), negli ultimi dieci anni la quota di persone di 14 anni e più che bevono alcolici almeno una volta nell’ultimo anno è in lieve diminuzione, attestandosi intorno al 67%. Diminuisce in modo rilevante il consumo quotidiano mentre aumenta il consumo occasionale e fuori pasto. Pur non mancando differenze a livello regionale, che evidenziano minori consumi nelle regioni meridionali, mentre i maggiori consumi si registrano nelle regioni del nord, in particolare nel nord-est, a livello nazionale sembra confermata la tendenza verso un consumo più moderato di bevande alcoliche. Se i dati relativi ai bevitori mostrano percentuali più elevate di giovani italiani rispetto ai coetanei di altri paesi europei, il quadro cambia completamente quando si guarda ai dati relativi ai consumi eccessivi e agli episodi di ubriachezza, rispetto ai quali tutte le ricerche concordano nel mostrare un’incidenza molto meno elevata tra gli adolescenti italiani e, in generale, di tutta l’area mediterranea, rispetto ai coetanei del centro e nord Europa: tra i 15enni intervistati nell’ambito dell’ultima indagine HBSC (Hibell et al., 2012) il 14% delle ragazze e il 19% dei ragazzi italiani affermano di essersi ubriacati due o più volte nel corso della propria vita, rispetto alla media europea del 29% per le femmine e del 34% per i maschi. I dati del 2009/10 mostrano una sensibile riduzione degli episodi di ubriachezza rispetto alla precedente rilevazione sia a livello italiano sia a livello di media europea. Dunque la tesi che tende a omologare il bere dei giovani italiani con il bere nordico, caratterizzato da una generale diffusione dell’abuso alcolico, attribuendo il fenomeno a una generale globalizzazione dei consumi, non sembra essere suffragata da questi dati: basti osservare che il 44% delle ragazze e il 37% dei ragazzi finlandesi di 15 anni, per non parlare del 56% e 55% dei danesi, si sono ubriacati due o più volte nella vita, dato marcatamente più elevato di quello italiano.

Chi, in Italia, si occupa di uso, abuso e dipendenza da alcol da un punto di vista socio-culturale frequentemente si trova a sperimentare quanto diffuse siano le approssimazioni, le generalizzazioni e le interpretazioni di senso comune in merito al rapporto dei giovani con le bevande alcoliche. In una società caratterizzata dalla presenza dell’alcol nella vita quotidiana e nel bagaglio dei riferimenti culturali della maggior parte degli individui, quando si parla di giovani, l’attenzione si concentra esclusivamente sul diffondersi di abitudini alcoliche segnate da eccessi e incapacità di controllo, sui rischi legati all’abuso, sulle conseguenze drammatiche di alcuni comportamenti (in primis la guida in stato di ebbrezza) e sui problemi alcolcorrelati.

Gli adulti da sempre, arroccati sul monte delle loro certezze, tendono a rendere omogeneo il mondo degli adolescenti e dei giovani e a questa semplificazione non si sottrae neppure il tema dell’alcol. E così i giovani sono tutti degli ubriaconi, sempre più dediti al binge drinking – espressione acriticamente mutuata dalla cultura anglosassone – fin dalla più tenera età e genitori, insegnanti, operatori sociosanitari e opinionisti si sentono in dovere di chiedere a gran voce interventi esemplari, ma in pochi si fermano a riflettere che la droga legale, additata come tanto pericolosa per i giovani è, quotidianamente o quasi, presente sulla loro tavola, promossa attraverso le più svariate e subdole strategie di marketing, protagonista di eccellenza in molti film e prodotti letterari.

Nel libro Alcol e giovani. Riflettere prima dell’uso (Giunti Editore, 2013) ho inteso fare un po’ di chiarezza sul rapporto tra giovani e bevande alcoliche, che troppo frequentemente è affrontato con approssimazione, indulgendo a luoghi comuni e a facili argomentazioni, che si limitano ad analizzare il problema in superficie senza cercarne le vere cause.

Il libro non ha la pretesa di sciogliere nodi gordiani, ma vuole essere uno strumento per facilitare la comprensione del complesso rapporto tra alcol e giovani e si rivolge a coloro che, genitori e insegnanti, possono aiutare i ragazzi nel loro percorso di crescita. Lo scopo non è dunque quello di fornire un quadro esaustivo e approfondito dell’argomento, quanto piuttosto quello di tracciare un percorso in questo universo complesso che dia una rappresentazione sintetica della situazione italiana, facendo riferimento agli studi di diverso orientamento scientifico realizzati sul tema e fornendo gli elementi necessari per meglio capire il problema e, quindi, individuare possibili risposte. Come in tutti i cammini, sarà anche necessario soffermarci in “luoghi” meno attrattivi, rappresentati qui dall’analisi di alcuni dati statistici, ma importanti per capire il panorama in cui si generano e, soprattutto, per raggiungere la nostra meta: la comprensione.

Genitori, insegnanti, uomini e donne bevitori, giovani bevitori e bevitrici o persone astemie non si aspettino troppe certezze: questo libro cerca di comprendere e di dare voce ai diversi rapporti con questa sostanza buona e pericolosa al tempo stesso, ma lascia a ognuno la libertà di scelta.

Parliamo di giovani e alcol, perché i giovani sono il nostro futuro, sono i nostri affetti, ma dobbiamo avere la consapevolezza che l’argomento riguarda soprattutto gli adulti, come “agenti” del loro percorso formativo e di crescita. Si tratta di un cammino alla ricerca di un’occasione per saperne di più su una sostanza che dovrebbe essere “maneggiata con cura”, fonte di gioie e di sofferenze, ma da non demonizzare, così come non lo deve essere il rapporto che i giovani instaurano con essa.

Dobbiamo essere consapevoli che sono molti i piaceri connessi al bere, di cui esistono numerose testimonianze nell’intera storia dell’umanità, ma in ugual misura dobbiamo essere coscienti dei rischi ad esso connessi, che insieme ai primi propongono l’ennesimo dualismo tra bene e male che spesso si incontra sulle sponde delle vita umana, in una relazione che per molti può essere positiva e per altri fonte di gravi problemi personali, relazionali e sociali.

Bibliografia

Hibell B, Guttormsson U, Ahlström S, Balakireva O, Bjarnason T, Kokkevi A, Kraus L. The 2011 ESPAD report: substance use among students in 36 European countries. The Swedish Council for Information on Alcohol and Other Drugs (CAN), Stockholm, 2012

Istat. L’uso e l’abuso di alcol in Italia. 2013 http://www.istat.it/it/archivio/88167

Franca Beccaria
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