Anziani, imprenditori di qualità della vita a Bologna

Salute, qualità della vita e welfare di comunità

Se, in Italia negli ultimi sessant’anni, la speranza di vita è aumentata di circa 14 anni il merito è anche dei servizi sanitari. Esistono però altri fattori che non possono essere sottovalutati. Negli anni Settanta nasce un nuovo paradigma (socio-ecologico), secondo il quale la salute è frutto di quattro aree di fattori: oltre ai servizi sanitari è importante il ruolo delle influenze genetiche e biologiche, di quelle ambientali e degli stili di vita individuali.

In tale prospettiva culturale, si può sostenere che la promozione della salute sia strettamente legata al miglioramento della qualità della vita che si caratterizza come concetto multidimensionale (una sorta di mosaico con tante tessere). Infatti diverse sono le componenti che la caratterizzano (benessere, salute, inclusione sociale) e tanti gli ambiti (dal lavoro alla cultura, ai servizi, al reddito, all’ambiente) che la determinano. La qualità della vita ha aspetti soggettivi e oggettivi, ma rappresenta un bene/valore comune perché non si può promuovere singolarmente, ma insieme, attraverso un lavoro di squadra. Questo bene/valore comune ha un potere crescente nella società ed incide a livello economico, contribuendo a determinare il prezzo di un bene o servizio (ad esempio una casa, collocata in una zona che può garantire qualità della vita, vale di più); a livello politico-amministrativo, perché rappresenta un indicatore di una buona o cattiva amministrazione della cosa pubblica; a livello socio-culturale, perché la qualità della vita incide sulla comunicazione e sulla cultura dei cittadini.

La promozione della qualità della vita richiede non solo un ribaltamento dei paradigmi di riferimento, ma anche una profonda innovazione sociale dei sistemi operativi che la determinano (1). Infatti gli imprenditori di qualità della vita sono molteplici e diffusi nella società: non solo le istituzioni e i servizi, ma anche le aziende, le organizzazioni non profit, le associazioni di volontariato, le reti di auto-mutuo aiuto, le reti parentali, familiari e tutti i cittadini. Occorre quindi fare riferimento ad un modello di welfare di comunità.

Il ruolo centrale degli anziani nella promozione di ‘buone pratiche sociali’

Il welfare di comunità non eroga solo servizi, ma si propone di coinvolgere, orientare, dare empowerment ai cittadini affinché siano essi stessi protagonisti di azioni ed interventi mirati a sviluppare qualità della vita. Si fa riferimento ad una prospettiva di sussidiarietà che non vuol dire solo delega, da parte delle istituzioni pubbliche alle agenzie profit e non profit, ma anche promozione di ‘buone pratiche sociali’. Queste ultime non si possono confondere con le buone pratiche professionali, ma rappresentano stili di vita e comportamenti dei cittadini, orientati al miglioramento della qualità della vita e realizzati in modo collettivo, con il sostegno delle reti di comunità, associazioni, volontariato.

In questo welfare di comunità gli anziani hanno un ruolo centrale perché sono dotati di un patrimonio esclusivo e ricchissimo di risorse (esperienze, conoscenze, valori, tempo, relazioni). Rappresentano dei formidabili imprenditori di qualità della vita nella famiglia e nella comunità; sono dei protagonisti nella promozione di buone pratiche sociali. Gli anziani assumono un ruolo universalistico perché le loro risorse e il loro contributo molto spesso sono al servizio della comunità. Solo attraverso la partecipazione attiva degli anziani il welfare di comunità è in grado di:

  • valorizzare le esperienze, i progetti, le sperimentazioni che tutta la comunità esprime;
  • orientare i cittadini che si stanno avvicinando alla terza età per vivere bene il processo di invecchiamento;
  • rendere più equilibrato lo sviluppo del territorio non solo a livello economico, ma anche sociale, culturale ed etico.

Una Guida per “Promuovere qualità della vita ed invecchiare bene insieme”

“Invecchiare bene è strettamente legato all’adozione di determinati stili di vita e comportamenti che favoriscono una buona qualità della vita. Ad esempio una dieta equilibrata ed una regolare attività fisica possono ridurre l’incidenza di alcune malattie tipiche dell’invecchiamento, inoltre coltivare interessi e socializzare con altre persone può ridurre il disagio psicologico e sociale associato all’invecchiamento” (2) Per promuovere salute e qualità della vita è necessario quindi uscire dai servizi ed andare là dove si sviluppano le relazioni e si determinano gli stili di vita delle persone, facendo riferimento a molteplici contesti: da quello educativo-formativo, a quello ricreativo-culturale, turistico, della riqualificazione urbana, della casa, dell’inclusione sociale, del volontariato. Pur essendo ormai diffusa la conoscenza del beneficio di determinati comportamenti però le persone non riescono a cambiare abitudini. Per migliorare gli stili di vita è più facile farlo insieme con il supporto organizzativo e motivazionale dell’associazionismo e del volontariato.

Per questo l’AUSL di Bologna, in collaborazione con gli enti locali, le ASP, il terzo settore, ha deciso di elaborare e pubblicare una Guida che ha per titolo “Promuovere qualità della vita ed invecchiare bene insieme”. Attraverso schede informative individua i modi e i luoghi per sviluppare buone pratiche sociali e gli attori del territorio (aziende, cooperative, agenzie non profit, associazioni, organizzazioni di volontariato) che si rendono disponibili per supportare i cittadini nelle attività di miglioramento. Le schede informative riguardano i seguenti ambiti: “Tenersi in forma fisica”, “Mantenere attiva la mente”, “Fare volontariato”, “Mangiare bene e in sicurezza”, “Curare il corpo, i sensi, il sonno”, “Questioni legali e finanziarie”, “Conoscere la città”, “Fare turismo”, “Avere una casa sicura ed adeguata”, “Vivere il territorio in sicurezza”, “Sicurezza sulla strada”.

Il senso del Progetto “Anziani imprenditori di Qualità della vita”

L’elaborazione e pubblicazione della Guida ha stimolato l’attivazione di una prima alleanza fra AUSL di Bologna, Provincia e Ancescao di Bologna, Istituzione “Minguzzi” che ha consentito di definire un progetto condiviso dal titolo “Anziani imprenditori di Qualità della vita”. Gli obiettivi che danno il senso del progetto sono:

  • migliorare la comunicazione e la collaborazione fra istituzioni, servizi, associazionismo, volontariato e cittadini, nella prospettiva di un welfare di comunità;
  • promuovere una cultura comune, su cittadinanza attiva e buone pratiche sociali, per dare fondamenta alla sussidiarietà;
  • promuovere il miglioramento del welfare, con la partecipazione attiva degli anziani, nel loro ruolo di esperti ed imprenditori di qualità della vita, riconoscendo e valorizzando il loro importante contributo per la comunità;
  • istituire una banca dati e un sistema comunicativo su buone pratiche sociali.

Il Progetto, che è stato attivato nel secondo semestre del 2011, prevede le seguenti fasi:

1) organizzazione di un convegno (che si è tenuto il 19 ottobre 2011) mirato ad avviare un percorso di collaborazione fra istituzioni, terzo settore e tutti gli attori sociali che, nella Provincia di Bologna, sono coinvolti nel miglioramento della salute e della qualità della vita delle persone anziane;

2) nell’ambito del convegno sono stati attivati cinque laboratori tematici che si propongono di dare continuità al lavoro avviato nelle sessioni del convegno stesso (“Fragilità e sicurezza”, “Turismo sociale e culturale”, “Alimentazione”, “Tenere in forma la mente”, “Movimento”), attraverso il coinvolgimento di tutti gli attori sociali interessati (associazioni, volontariato, cooperazione sociale, aziende, università della terza età, ecc.);

3) attraverso i laboratori, si prevede l’istituzione di una prima ‘banca dati’ sulle buone pratiche sociali già attive nel territorio della Provincia di Bologna;

4) nell’ambito di ciascun laboratorio verrà elaborato un programma di buone pratiche sociali innovative, mirato ad un ulteriore coinvolgimento dei cittadini;

5) dopo circa un anno dall’avvio del progetto è prevista la valutazione e comunicazione pubblica dei risultati raggiunti dai diversi laboratori.

Laboratori tematici come strumenti di invenzione sociale

Il convegno del 19 ottobre 2011, organizzato presso la Sede del Centro sociale ricreativo culturale “Villa Torchi”, ha coinvolto oltre duecento rappresentanti di Regione Emilia-Romagna, enti locali, università, AUSL, ASP, servizi socio-sanitari, associazionismo, volontariato, organizzazioni sindacali. Ha rappresentato l’occasione per la presentazione del Progetto e della Guida, ma anche per un confronto su esperienze di cittadinanza attiva e di responsabilità sociale di territorio in cui i veri protagonisti sono gli anziani. Il convegno ha permesso soprattutto di condividere idee, motivazioni, disponibilità, obiettivi per avviare un percorso di lavoro comune attraverso l’attivazione dei laboratori. In tale occasione è stato richiesto a tutti i partecipanti di iscriversi ad essi; per ciascun laboratorio si sono individuati: un primo nucleo di aderenti, un sistema di coordinamento e primi appuntamenti di lavoro. L’istituzione “Minguzzi” si è resa disponibile per fornire le sedi degli incontri dei laboratori. Si può dire che il convegno abbia rappresentato quindi il punto di partenza di una ‘impresa comune’ fondata sui laboratori tematici e l’occasione per condividerne gli obiettivi.

Dopo i primi incontri, che hanno coinvolto circa un centinaio di persone, è possibile fare alcune valutazioni sull’esperienza iniziale dei laboratori. Innanzitutto occorre sottolineare che i partecipanti sono in rappresentanza di un’ampia e diversificata tipologia di organizzazioni (enti locali, AUSL, ASP, Ancescao, università della terza età, associazioni, organizzazioni di volontariato, cooperative sociali, gruppi informali). Ogni laboratorio ha assunto una sua originale identità, in relazione alle caratteristiche specifiche dell’area tematica di riferimento e ai ruoli dei componenti.

È possibile però cogliere anche alcuni elementi comuni che hanno caratterizzato il lavoro di tutti i laboratori. Il primo incontro è stato utilizzato per illustrare il progetto e per far conoscere reciprocamente i partecipanti, anche con una breve presentazione delle diverse esperienze. Ciò ha messo in luce una miriade di iniziative e attività di grande interesse. In generale è stata rilevata una iniziale difficoltà a fare rete e una discreta autoreferenzialità di tutte le esperienze. C’è il desiderio di fare rete, ma non si sa bene ancora come fare. Si rileva la sensazione che la domanda dei cittadini non riesca sempre ad incontrare tutte le buone pratiche sociali che esistono sul territorio; emerge infatti un problema diffuso di scarsa conoscenza e visibilità degli interventi e progetti avviati. La socializzazione e il confronto sulle esperienze ha stimolato un processo di arricchimento comune ed ha prodotto nuove idee e proposte. In questo senso i laboratori hanno dimostrato di essere dei formidabili strumenti di ‘invenzione sociale’, in grado di valorizzare la creatività diffusa espressa da cittadini ed organizzazioni del territorio. Si rileva l’esigenza di dare un’adeguata rappresentazione di questo patrimonio di ‘invenzione sociale’, ma anche di sviluppare una migliore connessione fra progetti, buone pratiche sociali e risorse.

In tale prospettiva il coordinamento dei laboratori (curato da AUSL, Ancescao e Provincia di Bologna) ha individuato alcune direttrici comuni rappresentate dalle seguenti proposte:

  • fare una mappatura di tutte le organizzazioni coinvolgibili in relazione agli obiettivi individuati da ciascun laboratorio;
  • censire le attività e buone pratiche sociali che hanno un carattere innovativo, o che coinvolgono ampie fasce di popolazione;
  • identificare idee di progetti in grado di aggregare diverse organizzazioni nella promozione di un ruolo attivo degli anziani per il miglioramento della qualità della vita.

Le opportunità del progetto e gli scenari futuri

Il progetto tende a far emergere opportunità e vantaggi per tutti coloro che vi hanno aderito. Vengono individuati, qui di seguito, i principali:

  • attivazione di nuove modalità di partecipazione dei cittadini. Il progetto tende soprattutto a valorizzare il ruolo universalistico degli anziani che, con le loro preziose risorse, sono al servizio del bene comune;
  • arricchimento della ‘mission’ di associazioni e organizzazioni non profit che svolgono un ruolo di supporto organizzativo e motivazionale affinché i cittadini possano essere degli imprenditori di qualità della vita;
  • invenzione di nuove forme di sussidiarietà che si propongono di scoprire non solo i bisogni, ma anche le risorse dei cittadini (non possono essere considerati solo utenti/pazienti), per coinvolgerli nella gestione degli interventi di welfare;
  • promozione di sinergie fra i diversi imprenditori di qualità della vita;
  • sviluppo ulteriore delle attività di prevenzione e promozione della salute;
  • ridefinizione della domanda degli anziani, indirizzata ai servizi socio-sanitari, con riduzione della domanda impropria.

Ritengo che la realizzazione completa del progetto, oltre a dare evidenza a tali opportunità, consentirà di sviluppare nuovi scenari che già da ora si possono delineare. A questo proposito se ne individuano almeno tre strettamente integrati fra loro:

a) i laboratori possono diventare sedi e strumenti di partecipazione per supportare la pubblica amministrazione nelle funzioni di governance e di pianificazione locale;

b) accanto al sistema dei servizi è possibile sviluppare un sistema di buone pratiche sociali, che rappresenta un ponte fra il welfare di comunità e il sistema produttivo. Si possono così promuovere sinergie positive fra chi si occupa di qualità della vita e chi è impegnato nello sviluppo economico;

c) il sistema delle buone pratiche sociali può essere considerato un capitale di creatività e di innovazione sociale che la comunità esprime e può diventare fattore di sviluppo di nuove attività imprenditoriali.

Note

1. Cfr.: Orsi W., Ciarrocchi R.A., Lupi G., Qualità della vita e innovazione sociale, FrancoAngeli, Milano, 2009

2. AUSL di Bologna, Promuovere la Qualità della vita ed invecchiare bene insieme, Guida pubblicata nel sito dell’AUSL alla voce “Invecchiare bene e insieme”, pag. 2.

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