“Binge drinking”: significati e pratiche di consumo tra i giovani italiani. Sintesi di uno studio esplorativo

Il binge drinking (letteralmente “abbuffata alcolica”) è un concetto che tenta di semplificare e rendere oggettivo e misurabile un fenomeno complesso e multiforme, utilizzato nella ricerca per descrivere un consumo preciso di unità alcoliche, generalmente 5 o 6, in un’unica occasione. Il valore di questo concetto è di sostituire a indicatori soggettivi come la percezione dell’eccesso o dell’ubriachezza, una formula sintetica che permette con più facilità di misurare e confrontare i comportamenti alcolici individuali.

Questa espressione è stata introdotta all’inizio degli anni 2000 nel panorama italiano ed è ormai d’uso comune tra gli addetti ai lavori e nel linguaggio giornalistico, che però ne fa un utilizzo confusivo, in primis sovrapponendo questo termine a quello di ubriachezza e poi racchiudendo all’interno di questa formula situazioni eterogenee che in realtà sono distinte in base alle caratteristiche del bevitore (età e genere), tipi di bevande consumate, contesti del bere, motivi e conseguenze.

Obiettivo della ricerca è avviare una riflessione su significati e utilizzo del concetto di binge drinking in Italia, al fine anche di spiegare le ragioni della variabilità dei dati rilevati dalle diverse indagini sui giovani e l’alcol e della differenza riscontrata tra le dichiarazioni sugli episodi di ubriachezza (tra le più basse in Europa) e quelle relative al binge drinking (di poco inferiori alla media europea). A tale scopo è stata realizzata un’indagine qualitativa su motivi e funzioni che il bere eccessivo e l’ubriachezza assumono per i giovani italiani, prestando particolare attenzione ai significati attribuiti al concetto di troppo e di ubriachezza, al nesso tra quantità bevute e percezione di ubriachezza, alle caratteristiche dei diversi contesti in cui i giovani eccedono nel bere e all’influenza di norme di controllo formale e informale sui consumi alcolici dei giovani.

Metodologia

Per perseguire questi obiettivi conoscitivi sono state sviluppati due studi complementari. Il primo, svolto in 3 città italiane (Torino, Roma e Salerno), ha coinvolto in interviste individuali face-to-face 134 giovani (suddivisi in due fasce d’età, i 15-17enni e i 22-24enni) che hanno dichiarato di avere bevuto troppo nell’ultimo anno. Il secondo ha utilizzato il web, un approccio innovativo per gli studi alcologici, per rilevare giudizi e atteggiamenti prevalenti nei confronti del fenomeno, non solo dal punto di vista dei binge drinker ma della popolazione giovanile in generale. Per raccogliere queste informazioni è stato creato un forum online dove i visitatori di età compresa tra i 15 e i 24 anni sono stati invitati a commentare liberamente un video stimolo che rappresenta il fenomeno in esame. Sono stati analizzati 132 commenti pervenuti tra luglio e ottobre.

Risultati

I diversi repertori del binge drinking

Un primo risultato indica che coloro che nelle survey sono accomunati dall’etichetta di binge drinker, espressione spesso tradotta con ‘consumatori a rischio’, non rappresentano una categoria di bevitori omogenea, ma appartengono a diversi profili di bevitori. Ad esempio, alcuni sono abituati a concentrare le bevute in un arco temporale ristretto (specialmente i più giovani e gli appartenenti al ceto sociale medio-basso), altri a diluirle in più tempo (la maggioranza, costituita soprattutto dai più grandi) al fine di non ubriacarsi. Così come ci sono quelli che bevono a stomaco vuoto per sentire prima gli effetti dell’alcol, c’è anche chi conta tra le 5 o più bevute quelle consumate durante una cena con gli amici o i parenti. Questi risultati non possono che fare sorgere un ragionevole dubbio: se tutti questi profili possano legittimamente ricadere sotto la stessa definizione di binge drinker.

Vi sono poi diversi contesti, motivi e forme di regolamentazione del bere, che descrivono una molteplicità di repertori del bere tanto. Questi non descrivono solo differenze individuali, ma rappresentano anche le diverse forme che in diverse situazioni può assumere il bere della stessa persona.

Binge drinking vs ubriachezza

Una parte considerevole degli intervistati distingue nettamente binge drinking e ubriachezza sostenendo che bere 5 o più bevande in un’unica occasione non rende ubriachi ma brilli. Secondo la loro opinione questa modalità del bere porterebbe a uno stato di ebbrezza con alterazioni dell’umore e dell’attività inibitoria, ma senza una significativa limitazione delle capacità percettive e di comprensione del soggetto. Anche se il binge drinking non comporta necessariamente l’ubriachezza, ciò non toglie che per molti bere 5 consumazioni in un’occasione sia comunque troppo: infatti quelli che superano questa soglia, se non occasionalmente, sono una minoranza. Il bere tanto non risulta quindi socialmente approvato nemmeno dai giovani che lo praticano, che lo percepiscono come condizione deplorevole e non auspicabile.

Anche la ricerca web mostra come il binge drinking sia giudicato piuttosto severamente dai giovani commentatori. I termini più ricorrenti nei commenti lasciati al video fanno riferimento al concetto di esagerazione e i binge drinker sono descritti come persone immature che non sanno divertirsi e che vanno oltre il limite socialmente accettabile (un limite definito in base alla perdita di autocontrollo e identificato perlopiù con l’ubriachezza). Al contrario, il proprio modo di consumare alcolici è descritto prevalentemente come un bere controllato, il più delle volte non finalizzato e non risultante nell’ubriachezza, se non occasionalmente e non intenzionalmente.

Permangono dunque anche nelle nuove generazioni una connotazione negativa dell’ubriachezza e attese negative rispetto alle sue conseguenze, che si accentuano crescendo. L’ubriachezza infatti è spesso descritta come non intenzionale, e può essere tollerata solo nel caso di inesperienza, mentre una volta sperimentata la propria soglia di tolleranza, nella maggior parte dei casi si vuole evitare di subire i postumi della sbornia e di perdere il controllo, né si vuole correre il rischio di rovinare le interazioni sociali. Mentre l’ebbrezza è vista come un collante sociale, l’ubriachezza, anche secondo i ragazzi, può arrecare danno agli altri e guastare una serata.

I motivi per bere

In genere i giovani bevono e si ubriacano più frequentemente per ragioni positive, cioè con l’intento di enfatizzare uno stato d’animo di per sé già positivo, che non per ragioni negative, cioè allo scopo di non pensare ai propri problemi o di superare il proprio senso di inadeguatezza. I motivi più frequentemente citati per bere tanto, la compagnia e il festeggiamento, sono gli stessi che da secoli contraddistinguono la tradizione del bere italiana. Gli altri dunque rappresentano un riferimento molto importante per il bere dei giovani, sia come spinta a bere tanto ma anche come freno all’ubriachezza, il piacere di stare insieme infatti è posto al di sopra del piacere del bere. Una minoranza di giovani parla però anche di ragioni negative per bere, facendo riferimento ai problemi personali e alle difficoltà di rispondere alle attese sociali. L’alcol diventa dunque, ad esempio, il mezzo attraverso cui mettere al bando preoccupazioni, freni inibitori e timidezza, perché nel mondo della notte divertimento, disinibizione e protagonismo sono d’obbligo.

Ci sono inoltre delle differenze tra i sottocampioni sui motivi per bere che non vanno trascurate: gli adolescenti e chi proviene da una famiglia con uno status socioeconomico medio-basso risultano più inclini al bere farmacologico, che è proprio di chi cerca di compensare con l’alcol un disagio e quindi vuole intenzionalmente alterare il proprio umore se non addirittura il proprio stato di coscienza.

I luoghi di consumo

Se si sposta l’attenzione dai motivi ai contesti in cui si beve, per la maggior parte dei ventenni il sabato sera è sinonimo di movida, lo si trascorre passando da un locale all’altro, quindi da una bevuta all’altra. La serata può iniziare dalla cena con gli amici in un ristorante o da un ‘apericena’ e proseguire fino all’alba, magari in discoteca, dopo avere fatto tappa al pub.

Le esperienze degli adolescenti nei locali sono ovviamente più limitate e spesso si preferisce frequentare un posto fisso, dove ci si sente più liberi e sicuri di sperimentare. Tuttavia durante le serate nei locali l’ubriacatura non è sempre scontata nemmeno tra i binger più giovani, perché non tutti si trovano a proprio agio a eccedere nei luoghi pubblici. Gli adolescenti, nonostante viga il divieto di somministrazione di alcolici ai minori, solo in pochi casi riportano di essere incappati in controlli.

La discoteca è uno dei luoghi più frequentati dai binge drinker, sia adolescenti che giovani, è il contesto dove si beve di più e più frequentemente ci si ubriaca. A descrivere situazioni di bere eccessivo in discoteca sono soprattutto gli adolescenti provenienti da famiglie con livello socio-economico meno elevato. La serata in discoteca è spesso preceduta da un bere preparatorio, quello che nei Paesi Anglosassoni è chiamato ‘pre-loading’, si beve prima di entrare per risparmiare sull’acquisto degli alcolici, ma anche per “scaldarsi” e arrivare in discoteca già “carichi” e pronti a ballare. Una volta in discoteca la musica alta, il ballo e il caldo sono tutte caratteristiche che favoriscono il bere eccessivo, e per questo chi beve si organizza in modo da non dover guidare a fine serata.

Piazze, parchi, spiagge, e altri luoghi pubblici all’aperto sono un’alternativa ai locali che piace ai più grandi e ai più giovani. È anche un modo di risparmiare, la regola infatti è quella della condivisione:  si compra qualcosa nei supermercati o nei negozietti gestiti da stranieri dove gli alcolici costano ancora meno (anche qui, per i minorenni, senza timore di incorrere in controlli), e si condivide con amici. Anche le feste private sono un’alternativa ai locali pubblici molto apprezzata e rappresentano un contesto privilegiato per le sperimentazioni alcoliche degli adolescenti, perché al tempo stesso fuori dal controllo degli adulti e protetti dalla presenza degli amici.

Tra i più grandi la festa in casa inizia quasi sempre con una cena, che assume un valore centrale nella serata, e il bere accompagna il cibo. Se per i più giovani la ricerca dell’ubriachezza è un modo per prendere le misure con l’alcol e sperimentare i propri limiti, per i più grandi l’ubriachezza è spesso una conseguenza, perlopiù non intenzionale, del convivio e del piacere di stare insieme.

Alcol e altre sostanze

L’argomento del consumo associato di alcolici e di altre sostanze psicoattive illegali è stato toccato solo marginalmente nell’intervista. Circa un terzo degli intervistati ha ammesso di consumare occasionalmente anche droghe, per lo più spinelli. I consumatori più regolari di questa sostanza non corrispondono tuttavia ai binger più assidui. Il consumo di droghe, anche leggere, è giudicato da alcuni come l’ubriachezza: un comportamento deviante, che porta alla perdita del controllo, da confinarsi nella fase sperimentale dell’adolescenza. L’uso associato di alcol e droghe è stato generalmente criticato, sia da chi ha sperimentato dei postumi sgradevoli, sia da chi sostiene che lo sballo ricercato attraverso l’alcol e alle droghe è differente.

Le differenze geografiche

Il bere nelle tre diverse città campione (Torino, Roma e Salerno) non mostra differenze sostanziali nei significati e nei motivi attribuiti al binge drinking. Tuttavia possiamo evidenziare alcune specificità rilevate. Il sottocampione costituito dai binger in senso stretto (5+ consumazioni in due ore e lontano dai pasti) è costituito in prevalenza dai giovani residenti a Torino e solo in minima parte dai salernitani. A Salerno inoltre è molto più diffuso il modello di ‘binge a tavola’ (se così si può chiamare), che non compare per nulla a Roma e in misura ridotta a Torino. Inoltre a Salerno sembra permanere una connotazione maggiormente negativa nei confronti sia del bere tanto che dell’ubriachezza (che si evince anche da una maggioranza di soggetti che distinguono il binge drinking dall’ubriachezza). Infine a Roma e a Torino le economie della notte sembrano giocare un ruolo più rilevante nell’incentivare i consumi, con una maggiore diffusione di strategie di marketing.

Salerno dunque, rispetto a Roma e Torino, mostra di conservare maggiormente le specificità della cultura tradizionale, secondo un gradiente nord-sud che sembra riproporre in Italia ciò che avviene in scala più estesa in Europa.

Le forme di controllo

A regolare il bere dei giovani binger hanno maggiore importanza le forme di controllo informali rispetto a quelle formali. Il controllo informale si esprime nel rapporto tra genitori e figli, tra pari e all’interno della coppia, dove non sono più solo le ragazze a svolgere il ruolo di “controllore”, ma anche i ragazzi. In particolare ciò che emerge da questo studio è che crescendo si passa da una preponderanza delle forme di controllo esterne (segnatamente i genitori) al prevalere dell’autocontrollo: l’acquisizione dello status di adulto e delle sue responsabilità (per i ventenni soprattutto quelle lavorative) rappresenta per i più una forte limitazione degli eccessi alcolici e in particolare dell’ubriachezza, considerata un comportamento immaturo e non compatibile con gli impegni adulti.

Rispetto al controllo formale sono da rilevare due aspetti, uno positivo l’altro decisamente negativo. Il primo riguarda la legge che limita il tasso alcolemico consentito alla guida: nessuno dei giovani intervistati critica questa norma mettendo in dubbio la sua appropriatezza, all’opposto sono convinti che guidare sotto l’effetto dell’alcol comporta rischi elevati, per sé e per gli altri. Sembra dunque che la pratica di evitare di mettersi alla guida dopo aver bevuto sia ormai comune. Per contro il diffuso mancato rispetto del divieto di somministrazione e vendita di bevande alcoliche ai minori fornisce un cattivo esempio di incoerenza del mondo adulto, che da un lato vieta e dall’altra chiude un occhio. Questa incoerenza è percepita e criticata dai giovani e solleva parecchi dubbi sull’opportunità di introdurre restrizioni sul bere se non c’è la capacità o la volontà di farle applicare.

Conclusioni

La ricerca mostra come in genere vengano accomunati sotto la stessa etichetta di binge drinking stili di consumo molto diversi (per bevande, arco temporale, numero di consumazioni, effetti, motivi). Ha anche mostrato come il concetto di binge drinking non possa essere utilizzato come sinonimo di ubriachezza, e come quest’ultima sia giudicata severamente anche dai giovani bevitori.

E’ evidente che occorre prima di tutto riflettere sull’opportunità di fare apparire come maggioritario un fenomeno che non lo è, sostenendo la tesi della normalizzazione (che persino i binger sono restii ad affermare) con il rischio  di incentivare il consumo eccessivo tra coloro che non si sentono “normali”. Questa visione, che rende omogenei tutti i giovani e fa coincidere il binge con il divertimento giovanile in generale, porta, da un lato, a sovrastimare il fenomeno, dall’altro, a trascurare quella minoranza di giovani che beve tanto, frequentemente e per accantonare problemi personali o per migliorare le proprie “perfomance” secondo quanto richiede il contesto sociale. Sono questi ultimi che meritano tutta l’attenzione del mondo adulto al fine di individuare strategie di prevenzione e di intervento mirate e adeguate.

Nell’ottica di una più onesta e utile strategia comunicativa bisognerebbe invece riconoscere e valorizzare gli aspetti che, nonostante le influenze della cultura globale dell’alcol e delle economie della notte, denotano un carattere ancora fortemente legato alla cultura tradizionale: in particolare, oltre alla concezione negativa dell’intossicazione alcolica e dei suoi effetti, l’importanza attribuita all’autocontrollo e il progressivo diradarsi degli episodi di ubriachezza tra i giovani che si affacciano all’età adulta, accompagnato da una modificazione dei motivi per bere e delle sue modalità. Questi aspetti non rappresentano affatto una novità: piuttosto è il lasso di tempo percepito tra giovinezza e adultità a essersi dilatato, e, di conseguenza, si è dilatato il periodo degli eccessi.

Rapporto a cura di: Franca Beccaria, Sara Rolando, Enrico Petrilli
Eclectica, Istituto di formazione e ricerca, Torino
Tel: 011 4361505
beccaria@eclectica.it

“Binge drinking”: significati e pratiche di consumo tra i giovani italiani

Lascia un commento