Difendere, promuovere, costruire la salute: nuovi impegni per il nuovo triennio dell’associazione

La SISS ha tenuto il VI Congresso nazionale a Pisa l’11-12 giugno 2015 sul tema: “La costruzione della salute nel welfare socio-sanitario. Nuovi scenari e pratiche sociologiche”.
L’appuntamento era importante sia per sviluppare un’analisi ed un confronto – interno ed esterno – sul cruciale tema posto dal titolo, ma anche per intessere nuove relazioni, e per abbozzare le linee di impegno della SISS per il prossimo triennio.
Infatti il Convegno-Congresso di fine mandato aveva anche fra i suoi scopi una valutazione globale del triennio trascorso e l’elezione dei nuovi organi per il prossimo: 2016-2018.
Il tema da sviluppare – deciso dal Direttivo uscente – rappresenta l’essenza delle analisi, delle valutazioni e delle proposte della SISS sul cruciale tema della salute.
Oggi la salute non va solo difesa, promossa, ma anche costruita.
I recenti forti tagli al Fondo sanitario nazionale (Legge di Stabilità 2015), motivati dal leitmotiv dell’insostenibilità del SSN, hanno messo in evidenza una progressiva destrutturazione di alcuni tradizionali capisaldi del nostro SSN, specie nelle Regioni con i Piani di rientro.
L’universalismo, la gratuità, la qualità del nostro SSN vengono messi a dura prova. Anche lo strumento principe di questa politica e cioè il welfare socio-sanitario è in profonda crisi. E non da adesso. I tagli hanno colpito pesantemente anche i Comuni, l’idea stessa di welfare state è tramontata, ma il welfare mix o comunitario non si è affermato come alternativa.
Quindi il concetto stesso di salute in questi contesti cambia, si evolve. I cittadini, le comunità cercano risposte nuove e diverse per soddisfare il proprio bisogno di salute, quantomeno in quei settori più toccati dalla crisi, come tanta parte dei servizi e prestazioni socio-sanitarie e sociali. In modi spesso non univoci, talvolta invece espressione di idee, prassi e organizzazioni che passano all’interno della società civile, lambendo le istituzioni.
Tutto questo è possibile osservarlo mettendo in piazza le analisi e le pratiche sociologiche. È ciò che ha fatto il VI Congresso. Si troveranno contributi importanti del composito mondo dei sociologi, in generale, e in particolare dei sociologi della salute. Ci sono anche interessanti spunti dal Premio SISS Buone Pratiche, di cui si riferisce a parte.
Tutti hanno dato un importante contributo, tramite le relazioni e gli interventi, ma vorrei segnalare in particolare quelli di Paola Di Nicola, Cleto Corposanto, Carmine Clemente, Sabina Nuti, Costantino Cipolla, Guido Giarelli, e le conclusioni dell’on. Federico Gelli. Oltre alle stimolanti testimonianze sul campo di molti sociologi professionisti. Una menzione a parte merita Rita Bianchieri anche per l’ottima organizzazione.
Confido che tutta questa ricchezza (che ho solo citato) possa essere messa a disposizione di tutti con la pubblicazione degli atti.

Intanto vorrei approfittare per dare una sintesi del contributo che ho potuto sviluppare al Congresso: “Il SSN: razionare, riformare o ancora efficientare?”
La risposta al cruciale tema della crisi e sostenibilità del welfare è ancora nell’efficientamento?
La parola magica strausata (spesso a sproposito) è efficienza, lotta agli sprechi ecc. È almeno dal 2004 – anno di inizio dei Piani di rientro per le Regioni in disavanzo – che si assiste alla rievocazione di questo toccasana. Ininterrottamente. Anche l’ultimo taglio è stato giustificato con questo totem.
A che punto siamo quanto ad efficientamento? A sentire qualche (vero) esperto, molto è stato ormai fatto e poco ancora rimane da fare (F. Longo – Bocconi – Stati generali sanità Veneto, 2015). Dieci anni di queste politiche hanno messo sostanzialmente sotto controllo la spesa di quelle Regioni (circa la metà, prevalentemente ma non soltanto del sud) che erano in cronico disavanzo. Programmazione e razionalizzazione dei servizi, blocco del turn over, riduzione dei contratti di acquisto, maggiore appropriatezza ed altro, i principali strumenti. I problemi rimasti riguardano i debiti accumulati e solo in parte ridimensionati (ma il debito pubblico nazionale continua a crescere a prescindere dalla sanità…), e una qualità non omogeneamente garantita. Sono certo problemi, ma il decisivo rapporto fra erogazione dei LEA ed equilibrio di bilancio è avviato a positiva conclusione.
Sarebbe infatti sufficiente completare una serie di politiche, già decise (o in fase avanzata di decisione) ed attuarle, essendoci il sostanziale consenso delle Regioni (segue un elenco di politiche note ai più).
Forse è meglio una (ennesima) Riforma?
Ci si chiede infatti se in realtà non sarebbe meglio esplicitare il problema e affrontare il toro per le corna. Come stanno facendo altri grandi Paesi europei.
Come noto la Gran Bretagna e la Francia hanno recentemente approvato importanti Riforme della sanità. Di segno diverso, come diversi sono i loro Sistemi di salute e l’orientamento politico della maggioranza governativa. Non si intende in questa sede illustrare/approfondire i contenuti di tali politiche. Ma solo sottolineare la volontà di affrontare di petto un reale problema, cogliere la problematicità degli approcci e la difficoltà di trovare consenso fra cittadini ed operatori.
In Italia nessuno osa avanzare il tema di una Riforma.
In realtà sotto traccia (per ora) c’è un’altra linea – di merito – e l’ha esplicitata la Presidente della Commissione salute del Senato on. De Biasi (QS 7/5/2015), aprendo – in casa PD in modo autorevole – il tema dell’”Universalismo selettivo”, finora accennato in altri ambienti. Cosa sia lo sappiamo – a grandi linee – e non ci piace molto, perché di fatto sarebbe la fine dell’universalismo, vero pilastro della politica per la salute, sin dai tempi della Riforma originaria del 1978. E forse prodromo di una privatizzazione di fatto del SSN.
Intanto e in attesa, quello che sta avvenendo in questo periodo di lunga crisi è un processo di razionamento. Anche – come visto – di (salutare) razionalizzazione in molte realtà regionali. Ma su tutto il territorio nazionale il dato unificante è il razionamento. Con quali effetti? Quasi il 10% della popolazione rinuncia a cure mediche, più del 50% della spesa per prestazioni ambulatoriali è pagata direttamente dalla popolazione, che ormai spende circa 33 mld di euro per la propria salute …
Le prospettive e ricadute sociali sono anche queste note al mondo sociologico e rinvio al Convegno di Roma del maggio 2014 e agli atti di questo.

Come detto all’inizio, il VI Congresso ha anche eletto i nuovi organi. Il nuovo Direttivo SISS, ampiamente rinnovato nelle sue varie componenti – ma anche con importanti conferme per un giusto mix di continuità e innovazione – comincerà ad essere pienamente operativo a gennaio. Intanto ha eletto al suo interno il nuovo Presidente (Franco Toniolo) e il nuovo Vicepresidente (Annamaria Perino), per acclamazione, all’unanimità. In autunno nominerà il Segretario-Tesoriere e il Consiglio di Deontologia e per la Certificazione Professionale.
Starà ai nuovi organi tracciare un preciso programma. Certamente uno dei punti imprescindibili sarà il completamento del complesso iter (due delle quattro fasi sono già state espletate) per l’Accreditamento del Sociologo della Salute (di cui si è detto anche in “Tr@iettorie). E una organizzazione degli iscritti e simpatizzanti SISS per macro aree (come consente/prevede lo Statuto): nord – centro sud e isole. Per meglio coinvolgere e valorizzare il contributo di tutti: non è solo un auspicio, è una necessità.

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