Giovani, arcipelago delle dipendenze e servizi nella web society

di Pietro Paolo Guzzo e Paolo Ugolini

Articolo pubblicato su “Il Sole 24 ore – Sanità” il 26/01/2017 –

Viviamo in una società delle dipendenze tradizionali (offline) e digitali (online), in cui servizi di welfare, per continuare ad essere socialmente efficaci ed economicamente sostenibili, devono anche trasformarsi, soprattutto con l’ausilio delle moderne tecnologie di Informazione e Comunicazione messe a disposizione da internet. Ma dipendenze e web society si intrecciano in modo imprevisto; infatti nell’odierno mondo liquido, dominato dall’incertezza, essere dipendenti (da una sostanza, una relazione, un comportamento) diventa una forma (paradossale) di certezza (come ci ha ricordato il filosofo e sociologo Zigmunt Bauman, scomparso in questi giorni).

La web society sta rapidamente cambiando il mondo di adolescenti e giovani nel segno di una ulteriore difficile comunicazione con il mondo degli adulti. Ciò che separa e allontana i due mondi è la diversa costruzione sociale del rischio (Beck, 1986; Bauman, 2011; D’Egidio e Lucchini, 2014) come dato esistenziale; il rischio preoccupa gli adulti ma attrae le multiformi identità dei giovani, contagiandone le scelte nei percorsi di crescita, orientandoli verso territori non circoscritti, alla ricerca di nuovi compiti, specie tramite il web; rischi fisici e socio-psicologici come mezzi per raggiungere scopi evolutivi ma allo stesso tempo rischio come aspetto della cultura della nostra società e come indebolimento della percezione del futuro.

Il consumo di sostanze stupefacenti e poliassunzione
Sul tema dipendenze patologiche, le condotte a rischio più frequenti, specie per impatto individuale e sociale, sono quelle legate al consumo di sostanze stupefacenti. La definizione di “droga” nel mondo giovanile (ma non solo) sembra dipendere soprattutto da variabili culturali e di desiderabilità sociale piuttosto che dalle conoscenze relative agli effetti sulla salute. In questi ultimi anni le Nazioni Unite e l’Unione Europea hanno più volte segnalato la comparsa sul mercato illecito di nuove sostanze psicoattive di origine sintetica, spesso con caratteristiche farmacologiche e tossicologiche particolarmente pericolose che si affiancano alle droghe tradizionali nella cosiddetta poliassunzione.

Un mercato che utilizza principalmente internet per la pubblicizzazione delle molteplici offerte di nuove sostanze psicoattive, per la raccolta di ordinativi, per il pagamento e il credito elettronico e infine i normali corrieri postali per il loro invio. In tal senso, le “droghe” – oggi sempre più “merci” facilmente reperibili – diventano una bolla di benessere in cui la “solitudine del cittadino globale” fa sperimentazione di nuove forme di socialità (adulta e giovanile).

Spesso è il tipo di dipendenza (da sostanza, da relazione, da comportamento) a dar vita a forme diverse di socialità; si pensi al dilagare degli usi auto-medicativi, ricreativi (es. feste musicali a oltranza e compulsive come i rave party) o come sostegno alla prestazioni (aiuto sul lavoro) delle droghe. Inoltre chi consuma sostanze è oggi sempre meno marginalizzato, anzi il consumo “controllato” di questo “consumatore socialmente integrato” non sembra, nel breve periodo, influire sui suoi ritmi di vita e di lavoro.
In questo scenario “liquido” i servizi (pubblici, privati, terzo settore) per le dipendenze, oltre ad un servizio di cura strutturato e specialistico di secondo livello, devono porsi la domanda e agire azioni volte ad avvicinare nuovi e vecchi utenti nei luoghi di divertimento, di lavoro, di vita, utilizzando un approccio induttivo e personalizzato di risposta ai nuovi bisogni a ponte tra quelli tradizionali e quelli digitali. Occorre ri-pensare e ri-progettare tra professionisti delle dipendenze, comunità terapeutiche, associazioni e società civile un nuovo sistema dei servizi per le dipendenze. In questa prospettiva si vanno sperimentando nuovi servizi digitali per le dipendenze, centrati sull’utilizzo del web e sull’intelligenza artificiale (programmi di auto-mutuo-aiuto con utenti digitali registrati su un sito, programmi con la supervisione di un counsellor, programmi di intervento complementare) quali strumenti che si affiancano ma che non si sostituiscono ai tradizionali approcci vis a vis.
In questa direzione la Siss (Società Italiana di Sociologia della Salute), nella sua sezione Salute mentale e Dipendenze patologiche ha da tempo promosso e continua a promuovere collaborazioni di studi, ricerche che favoriscano la modernizzazione dei servizi per le dipendenze anche nella riqualificazione digitale delle proprie competenze; molto di questo è stato proposto nel recente n.2/2016 della rivista Salute e Società, “Il futuro dei servizi delle dipendenze tra consumi socialmente integrati e web society” (curato da Pietro Paolo Guzzo e Antonietta Fiorita, per conto dell’Osservatorio delle Dipendenze dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Cosenza) a cui si rimanda per approfondimenti.

Per saperne di più:
D’Egidi P.F, Lucchini A., a cura di, (2014), La società dipendente. Milano, Franco Angeli.
Bauman Z. (2011), Modernità liquida, Ed.it. Laterza, Roma-Bari
Beck U. (1986), La società del rischio, trad.it Carocci, Roma 2000
Colletti M., a cura di, (2015), Trattamenti attraverso i computer: aumentano gli accessi. Prime analisi di efficacia, Dal fare al dire, A.24, n.3, pp.51-53.
Guzzo P.P., Fiorita A., a cura di, (2016), Il futuro dei servizi per le dipendenze tra consumi socialmente integrati e web society, «Salute e Società» Anno XV-n.2, Franco Angeli, Milano, 2016.

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