Il documento sul profilo del sociologo: qualche proposta di integrazione

Nella vita quotidiana entriamo continuamente in relazione con gli altri. Ma cos’è una relazione? Essa è un rapporto tra due o più persone che orientano reciprocamente le loro azioni. Le relazioni sociali possono essere: profonde e stabili; transitorie e superficiali; cooperative o conflittuali. Una relazione è normalmente vista come un collegamento tra due individui, come un romantico e intimo rapporto, o una relazione padre-figlio; tali rapporti vengono chiamati “relazioni interpersonali”. Un rapporto interpersonale è caratterizzato da due o più persone legate da un vincolo di interdipendenza. La gente in un rapporto tende a influenzarsi a vicenda, a condividere i propri pensieri e i propri sentimenti, ed ad impegnarsi insieme in attività. A causa di questa interdipendenza, la maggior parte delle cose che un membro farà nel rapporto avrà un certo impatto sull’altro membro.

Le relazioni interpersonali sono sistemi dinamici che cambiano continuamente nel corso della loro esistenza. Come gli organismi viventi, anche, le relazioni hanno un inizio, una durata di vita, e una fine. Esse possono o crescere e migliorare con l’arrivo di nuovi membri all’interno della relazione stessa, conoscendosi ed avvicinandosi emotivamente, oppure peggiorare portando a conflitti in essa. Il rapporto di coppia è per sua natura caratterizzato da un’interazione dinamica e persistente tra due persone che comunicano sulla base della presunzione di una conoscenza reciproca più o meno approfondita. Ed è proprio questo aspetto, cioè la conoscenza dell’altro l’elemento più critico ed emblematico della vita a due, che spesso riserva ai componenti della coppia brutte sorprese.

Infatti, delle volte, si pensa di conoscere il proprio partner molto bene, anzi profondamente, salvo poi scoprire con grande delusione che di questa persona con la quale si può aver vissuto anche a lungo, si aveva una conoscenza piuttosto superficiale, soprattutto se essa (ma a volte sono coinvolti entrambi i componenti la coppia) inconsciamente o magari intenzionalmente ha comunicato ed agito con il preciso scopo di far conoscere al proprio partner la parte migliore di sé, nascondendo volutamente – per non apparire poco desiderabili o peggio ancora vulnerabili – quella parte di sé che non si accetta o che si intende volutamente tenere segreta, o addirittura ignota a se stessi.

Un simile comportamento potrebbe quanto meno apparire ingannevole nei confronti dell’altro che avrebbe così acquisito informazioni parziali e incomplete sul proprio interlocutore.

Le persone che sono attente e motivate a vivere un rapporto equilibrato ed armonico dovrebbero imparare a conoscere l’altro facendo ricorso ad alcuni semplici strumenti della comunicazione interpersonale e dell’intelligenza emotiva, primo fra tutti “il campo di esperienza”. È un’entità intrapsichica, ossia un costrutto mentale, che più semplicemente può essere definito come la nostra “mappa mentale”; e il concetto di mappa mentale è, in una certa misura, assimilabile a quello di “forma mentis”. Il campo di esperienza è quindi una specie di doppio filtro che ognuno possiede, attraverso il quale passano informazioni in entrata (input) ed informazioni in uscita (output) con le quali ogni individuo interagisce con l’ambiente esterno.

Ma per capire effettivamente un rapporto di coppia diventa fondamentale avviare una riflessione sociologica anche sulle dinamiche organizzative. È accertato che il modello tradizionale, in cui la divisione dei ruoli ripercorreva rigidamente uno schema complementare tra un padre occupato agli introiti familiari e una madre occupata nelle necessità domestiche, è sempre meno valido. In questo quadro si rende necessaria una ricollocazione della figura paterna all’interno di un processo di socializzazione non più diadico. Il problema è che si assiste alla “mancanza di un’autocoscienza maschile, della capacità di osservarsi, di capire i propri mutamenti, di capire il modificarsi delle relazioni con il mondo”. Possiamo assistere ad un cambiamento culturale solo se le diverse generazioni ed entrambi i generi diventano consapevoli di quali sono i meccanismi che si nascondono dietro gli stereotipi e quali sono le conseguenze sulle persone e sulla società nel suo complesso. Le aspettative consolidate e non messe in discussione, rispetto all’identità di genere e ai ruoli che uomini e donne dovrebbero assumere, in qualità del loro essere biologicamente uomini o donne creano conseguenze gravi.

Ciò ci porta ad alcune considerazioni sulla figura del sociologo e sui suoi possibili sbocchi occupazionali. Oggi, riprendendo una metafora di Lasch, “siamo diventati Narcisi”, ci rispecchiamo e pensiamo solo a noi stessi diventando sempre più egoisti ed egocentrici. È qui che si inserisce a pieno la figura del sociologo:

  • Sociologo come: “formatore” dell’identità di genere, sensibilizzando studenti e studentesse, insegnanti e genitori sulle tematiche relative alle pari opportunità, alla cultura di genere, ai modelli di genere che i mass media, con particolare attenzione alle pubblicità, forniscono all’evoluzione del mercato del lavoro e delle nuove professioni favorendo l’avvio di processi di orientamento in cui i percorsi di vita non siano nettamente identificati come “tipicamente femminili” o “tipicamente maschili”. Svolge tali attività nelle scuole, consultori familiari, ecc;
  • Sociologo come: “esperto” delle dinamiche relazionali sociali e delle differenze di genere con le Autorità ad esse preposte. In una società in profondo cambiamento, si stanno verificando sempre più fenomeni di violenza, dovuti molto probabilmente alla non accettazione dei ruoli, dove l’uomo vuole imporre il proprio dominio sulla donna. Svolge tali funzioni attraverso: il CTU del tribunale con particolare riferimento ai comportamenti devianti ed alle relazioni diadiche, e quindi, divorzio, separazione, stalking, tenendo conto della salute degli ex membri della famiglia/coppia e prendendosi carico del minore e del suo benessere psicosociale;
  • Sociologo come: “esperto” delle dinamiche relazionali sociali all’interno delle organizzazioni pubbliche e private. Svolge tali funzioni nelle organizzazioni pubbliche e private, comprendendo le dinamiche relazionali e risolvendo i conflitti, evitando e prevenendo episodi di “mobbing” che hanno conseguenze sul benessere psicofisico del lavoratore.

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