L’immigrazione e le professioni socio sanitarie: cure & care, strategie operative

Il lavoro degli operatori socio-sanitari è fatto di quotidianità, quindi di stereotipi, di routine, di significati collettivi; può essere influenzato in vari modi e può diventare difficile proseguire quel lavoro di inclusione messo in atto in molte realtà territoriali. La politica di integrazione diventa una parte integrante e imprescindibile della politica migratoria e quindi dell’intervento professionale.

L’Italia, da tipico paese di emigrazione, solo recentemente (dalla fine degli anni Settanta) è diventata meta di immigrazione internazionale. L’immigrazione in Italia, per motivi demografici, economici e sociali, è un fenomeno strutturale e duraturo. Cambia, pertanto, il punto di vista della lettura in una prospettiva di stabilizzazione nel Paese di una parte crescente di stranieri, non trattandosi più di un evento transitorio.

Ciò può accadere anche relativamente all’intervento interprofessionale con gli immigrati, in una società più attenta alla sicurezza che alla solidarietà, dove diventa più difficile sostenere la legittimità dei diritti degli immigrati e il loro riconoscimento. Inoltre, il progressivo “invecchiamento” del fenomeno immigratorio, situazione che ad oggi non appare ancora significativamente evidente, può far modificare il “profilo di salute”. Quella dell’immigrazione è sicuramente una delle realtà in cui il ‘sociale’ ed il ‘sanitario’ si intrecciano indissolubilmente, a volte fino a confondersi. Comunque è ormai da ritenere un situazione strutturale della nostra società, una componente “ordinaria” e non solo emergenziale, una condizione probabilmente necessaria sia dal punto di vista economico che demografico, nonchè un fenomeno ricco di significati simbolico e culturali e proiezioni politico-ideologiche. Tutto questo non permette semplificazioni, anche sul piano socio-sanitario, che possano alimentare ulteriori pregiudizi e paure.

La malattia è di per sé un elemento emarginante, soprattutto per chi non è in alcun modo tutelato. Pur essendo il diritto alla salute uno dei diritti irrinunciabili per l’uomo, migliaia di persone ne sono escluse. La salute è un diritto inalienabile dell’individuo, appartenente all’uomo in quanto tale, dal momento che deriva dall’affermazione del più universale diritto alla vita e dall’integrità fisica, di cui rappresenta una delle declinazioni principali. In linea con la dichiarazione dell’OMS (Conferenza Internazionale della Sanità, 1946), le principali normative internazionali a tutela della salute sanciscono il diritto alla salute come uno dei diritti fondamentali dell’individuo e delle collettività e la sua tutela uno dei doveri degli Stati.

La dignità umana e i diritti umani hanno tra loro una relazione indissolubile e intima, la dignità è anche un valore di relazione, che va riconosciuto nel rispetto dell’altro (trovando un punto di equilibrio tra sicurezza ed accoglienza), salvaguardando il diritto alla dignità soprattutto dei soggetti più deboli.

A livello nazionale, il testo di riferimento generale rimane ancora il Decreto Legislativo n. 286 del 1998 ed il relativo Regolamento d’attuazione (DPR n. 394/1999), che in ambito sanitario hanno sancito l’inclusione ordinaria nel sistema di tutela sanitaria dei cittadini stranieri, presenti regolarmente o non regolarmente sul territorio nazionale.

È soprattutto a livello regionale, tuttavia, che devono essere definite le modalità con cui viene garantito agli immigrati l’accesso ordinario alle prestazioni preventive, curative e riabilitative. In Italia fra le molte novità risulta problematica la disposizione che modifica le attuali regole in tema di salute dello straniero irregolare, aggiungendo una nuova fattispecie che considera reato l’ingresso ed illegale il soggiorno nel territorio dello Stato. Tutto ciò comporta implicazioni non da poco, in merito a principi e linee di comportamento rispettose dei diritti fondamentali dello straniero e conformi ai principi deontologici delle professioni di cura e aiuto alla persona, come previsto in un primo momento nella proposta di legge. Tale ultima previsione normativa si è rivelata del tutto inadeguata a gestire o comunque a contenere il fenomeno dell’attuale emergenza di esodi massicci di migranti dal Nord Africa, nonostante alcuni disposti del pacchetto sicurezza che amplia la discrezionalità ed anche la responsabilità dei singoli operatori.

Il lavoro delle professioni socio-sanitarie con immigrati di origini nazionali, etniche, sociali ed economiche differenti ha creato disagi e perplessità nella relazione e nell’intervento professionale. Sono state messe in discussione conoscenze e competenze, compromettendo a volte la capacità di fornire un effettivo aiuto alle persone che si rivolgono ai servizi e la possibilità di instaurare un rapporto di fiducia, indispensabile perché si avvii un processo di aiuto. Occorre analizzare da una parte le difficoltà che gli immigrati affrontano nella vita quotidiana, all’interno della relazione con le Istituzioni del welfare italiano, dall’altra le incertezze che gli operatori possono avere nel lavoro quotidiano con gli immigrati. La competenza interculturale viene ritenuta da vari autori una dimensione assolutamente essenziale di un nuovo modello di professione. Naturalmente esistono situazioni di emergenza nonché la difficoltà di trovare risorse. Ma serve anche, e forse primariamente, comprendere la situazione dello straniero, saperlo ascoltare.

Il significato della “presa in carico”, abbiamo visto, rimanda al compito di assumersi la responsabilità professionale della gestione delle situazioni di cui ci si occupa in quanto operatori.

È un stato confronto interprofessionale di testimonianza sulla relazione, sull’intervento professionale e sulle strategie che gli operatori mettono in atto nel lavoro quotidiano di fornire aiuto alle persone immigrate che si rivolgono ai servizi.

L’approccio multi professionale dedicato alle attività socio-sanitari dei migranti richiede un forte coordinamento tra operatori coinvolti, una significativa esperienza nel campo, un’azione efficiente dei servizi sociali e il coinvolgimento, anche, dei mediatori culturali.

Nella pratica quotidiana non basta essere convinti che l’attuazione dei diritti è auspicabile, è necessario che ci siano le condizioni per la loro attuazione e quindi l’esigibilità degli stessi da parte degli interessati. Ciò richiede non solo leggi che sanciscano i diritti ma anche la loro conseguente implementazione, e quindi lo studio delle condizioni, dei mezzi e delle situazioni in cui questo o quel diritto sociale possa essere realizzato. Questo è stato ed è uno dei problemi nella realtà italiana: affinché questa situazione non si trasformi in discriminazione istituzionale, cioè quella forma di esclusione dai diritti di cui gli operatori non si sentono responsabili perché “non dipende da loro” ma dalle norme o dalla burocrazia, sono necessarie prassi attive d’implementazione delle leggi da parte degli operatori. L’estrema eterogeneità nelle leggi locali sull’immigrazione indica la presenza di profonde disuguaglianze, sia nell’accesso ai servizi sia nel profilo di salute della popolazione immigrata. Le motivazioni che rendono difficile l’accesso dell’immigrato al Servizio Sanitario Nazionale sono di natura:

  • culturale: limite della lingua, differente organizzazione dei servizi sanitari nei loro Paesi di origine e del concetto di salute e di malattia;
  • burocratica: molti di loro non conoscono il funzionamento del SSN;
  • legale: paura per gli irregolari di essere segnalati o rintracciati.

Il workshop tenutosi il 1 luglio 2011 nella sessione “La gestione integrata di un problema globale”, del Forum “Home to Home” La gestione integrata del fenomeno globale dei migranti, tenutosi nei giorni 30 giugno, 1 e 2 luglio 2011, all’Università degli Studi “Magna Græcia” di Catanzaro, ha visto coinvolti professionisti quali: infermiere caposala, ostetrica, neuropsichiatra infantile, assistente sanitario, educatore professionale, medico ed assistente sociale, è stato un confronto interprofessionale di testimonianza sulla relazione, sugli interventi e sulle strategie messe in atto quotidianamente nel fornire aiuto alle persone immigrate che si rivolgono ai servizi socio-sanitari. Il WS ha avuto come obiettivo quello di approfondire il livello di conoscenza degli operatori su aspetti specifici delle problematiche relative ai percorsi assistenziali e sanitari dei migranti, analizzando gli aspetti culturali e psichici nella loro integrazione sociale.

Prospettive future

  • Linee guida che racchiudano tutti i chiarimenti necessari per l’applicazione di quanto sancito a livello nazionale e locale con riferimento alle diverse tipologie di stranieri.
  • Analisi del bisogno, costituzione di osservatori regionali per l’analisi complessiva del fenomeno migratorio sul proprio territorio e valutazione degli interventi realizzati per la tutela e la promozione della salute degli immigrati.
  • Prevenzione e promozione della salute, programmazione sanitaria e sull’immigrazione, per la realizzazione di azioni di prevenzione e d’incidenza sui determinanti di salute, rivolte in particolare in due settori chiave quale la salute materno – infantile e la salute nei luoghi di lavoro.
  • Formazione: riconoscimento da parte delle politiche locali del bisogno di formare il personale sanitario sui temi della salute degli stranieri, della medicina delle migrazioni e dell’approccio transculturale ed elaborazione di specifici piani formativi regionali.
  • Mediazione in sanità: presenza di indicazioni per inserire nei servizi sanitari strumenti di mediazione per favorire l’accesso ai servizi e la fruizione dell’assistenza sanitaria, dall’utilizzo di materiale informativo multilingue, all’introduzione dei mediatori culturali nei servizi, al ri-orientamento o adeguamento organizzativo e procedurale dei servizi.
  • Assistenza agli irregolari: modalità con cui viene garantita l’assistenza agli immigrati non in regola con le norme concernenti il soggiorno, tenendo conto se sono state emanate delle direttive centrali per tutelare in maniera omogenea ed appropriata la salute degli irregolari nel territorio regionale.
  • Assistenza ai comunitari: presenza di direttive specifiche per garantire l’assistenza ai comunitari sprovvisti di copertura sanitaria.

Vincenzo Bonomo: Tutor/relatore Workshop: “L’immigrazione e le professioni sociosanitarie: cure & care, strategie operative”

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