La fabbrica della depressione. Osservare, comprendere, agire

Questa breve recensione vuole mettere in luce uno studio riguardante la complessità del fenomeno depressivo; il quale, secondo l’autore, se pienamente compreso ha la possibilità di esprimere efficaci forme di prevenzione e risoluzione dello stesso.

Il titolo dell’ultimo libro di Xavier Briffault (“La fabrique de la dépression. Observer, comprendre, agir ». Paris: Armand Collin, 2010), ricercatore in sociologia ed epidemiologia al CNRS (Centre National de la Recherche Scientifique), uscito nelle librerie francesi nel 2010 e non ancora tradotto in italiano, introduce il lettore alla comprensione dei meccanismi che hanno portato ad una progressiva “fabbricazione” della depressione.

L’analisi critica dei dispositivi di salute che riguardano la depressione è divisa in tre parti “Observer”, “Comprendre”, “Agir”. Il libro cerca di comprendere e considerare la complessità dei meccanismi in gioco sia da un punto di vista sociologico sia da un punto di vista maggiormente medico-epidemiologico. Questo tipo di approccio al fenomeno della depressione (la Francia è il secondo paese al mondo per consumo di psicofarmaci), viene utilizzato sin dalla prima parte, appunto “osservare”, nella quale si svolge un excursus letterario del termine “depressione”, partendo da Eraclito passando per Michelangelo, fino ad arrivare a Verlaine, Baudelaire e personaggi anonimi ripresi dal libro “Face aux ténèbres. Cronique d’une follie di William Styron”. I capitoli della prima parte si susseguono chiarendo l’impatto che questo fenomeno ha nella società francese mostrandone la rilevanza della discussione che l’autore intende intraprendere. Questa prima parte si chiude con la descrizione dei molteplici fattori associati alla depressione come il genere, l’età, la vita professionale e quella infantile. Da un punto di vista medico-epidemiologico viene sviluppato invece un discorso sui meccanismi psicologici, neurobiologici e neuropsicologici. L’elemento innovativo dello studio di Briffault, all’interno del vasto dibattito sull’argomento, che anima la letteratura francese e non solo, è la volontà di ri-discutere e integrare l’enorme quantità di dati a disposizione, meta-analisi comprese, mettendo in luce i limiti e meriti dell’approccio evidence-based.

Come ricorda la letteratura scientifica, la depressione è una caduta biologica, psicologica, relazionale e sociale, per questo l’autore dedica la seconda parte del libro a modelli di comprensione del fenomeno, che sono stati messi in atto per rispondere al problema.

Possiamo subito notare, quindi, la differenza tra la prima e la seconda parte, a partire dall’approccio utilizzato dall’autore. Come si è già detto, la prima parte dell’esposizione cerca di comprendere il fenomeno tramite indagini statistiche e meta-analisi, che incorporano decine di semplici indagini, ma l’approccio statistico per un fenomeno con così tante influenze, può portare a valutazioni non del tutto veritiere nel caso in cui queste vengano riportate a situazioni reali. Un caso esemplificativo riguarda la comparazione fatta tra psicofarmaci ed effetto placebo, dove è stato accettato il primo esclusivamente per rilevanza statistica. Rilevanza statistica, che se riportata nel reale, dimostra il lieve primato del farmaco sul placebo, ma con una differenza di effetti collaterali notevoli. Per questo, nella seconda parte sono presentati dei modelli che non si basano direttamente su statistiche, ma, come viene spiegato dall’autore a pag. 139 , che “riescono ad integrare i dati empirici in un insieme coerente, permettendo lo sviluppo di predizioni che non contraddicano i dati disponibili”.

I tre modelli presentati sono: quello neuro-psicologico, psicologico e l’ultimo basato sulla differenza uomo/donna. Il primo modello, considerato intellettualmente molto interessante dall’autore (p. 142), dimostra come, prendendo i dieci grandi risultati empirici considerati dalla comunità scientifica come essenziali per comprendere la depressione, si stia cercando di integrarli in un modello esplicativo. Ciò pone in rilievo le difficoltà riguardanti l’interazione dei dati e la quasi impossibilità nell’entrare nei dettagli e di sviluppare una comprensione dei meccanismi in gioco (p. 143), ma tuttavia resta un modello di notevole interesse.

L’altro elemento presentato è il modello cognitivo-comportamentale, incline a metter in luce cosa induce un paziente a mantenersi in quel determinato stato depressivo.

Per quanto riguarda invece il modello di genere, viene mostrato come le donne sono più facilmente sensibili ad una caduta depressiva, a causa del loro quadro ormonale. Lo studio volge alla conclusione presentando il terzo e ultimo capitolo, intitolato “agire”. Questa parte, molto dettagliata e specifica, mostra, dopo aver svelato gli innumerevoli fattori in gioco nel “fabbricare” la depressione e i vari modelli interpretativi, le due grandi modalità di cura. Queste partono dalla farmacologia, mostrando in dettaglio gli effetti di una determinata molecola sui recettori del cervello, fino ad arrivare al “millepertuis” cioè: agopuntura, lumino terapia, non escludendo, per gli stadi più gravi, la stimolazione cerebrale profonda.

Il lavoro di Xavier Briffault ha il merito di mostrare, in maniera chiara e intellegibilmente dettagliata, i molteplici fattori da considerare per comprendere la depressione, cercando di esporre la più varia e dettagliata letteratura scientifica. Il lettore viene posto di fronte alle plurime modalità di azione che ogni studioso, psicologo, medico o singolo individuo dovrebbe considerare prima di intraprendere un determinato percorso di studio o di cura.

Lorenzo Cecconi è dottorando presso l’Università di Chieti-Pescara
l.c@grrlz.net

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