Un rapporto dell’OECD sulla salute in Europa

L’OECD, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE), ha pubblicato il report Health at a Glance: Europe 2014 in cui vengono presentati dati aggiornati su stato di salute, fattori di rischio per la salute e accesso a cure di qualità relativi ai tutti gli Stati membri dell’UE, ai paesi candidati (Albania esclusa, vista la limitata disponibilità di dati) e ai paesi membri dell’Associazione europea di libero scambio (EFTA). Lo studio si è basato sugli indicatori sanitari di base dell’UE (ECHI) messi a punto dalla Commissione Europea. È stato anche valutato l’accesso alle cure, che valuta, ove possibile, l’incidenza della crisi economica sugli ostacoli finanziari e geografici e sui tempi di attesa.

La qualità delle cure ha generalmente continuato a migliorare nel corso degli ultimi anni nella maggior parte dei paesi europei, nonostante la crisi. Ad esempio, i tassi di mortalità per le persone che soffrono di un attacco di cuore sono diminuiti del 40%, ictus del 20%, in media, tra i paesi europei negli ultimi dieci anni. Una persona ricoverata in un ospedale per un attacco di cuore ha due volte più probabilità di morire 30 giorni dopo il ricovero in ospedale in Ungheria e Lettonia che in Danimarca e Svezia. La sopravvivenza di diversi tipi di cancro varia notevolmente tra i paesi dell’Unione Europea. Sono necessari sforzi per migliorare la prevenzione, la diagnosi precoce e il trattamento del cancro e di altre malattie mortali nei paesi che sono in ritardo.

La copertura universale (o quasi) per una serie di servizi sanitari di base è stata mantenuta nella maggior parte dei paesi dell’UE, esclusi Bulgaria, Grecia e Cipro, paesi nei quali una percentuale significativa della popolazione non dispone di alcuna assicurazione sanitaria. Tuttavia anche in questi ultimi paesi sono state adottate misure per fornire una copertura a coloro che ne erano privi.

Per garantire un accesso effettivo all’assistenza sanitaria occorre che il numero, il mix e la distribuzione dei prestatori di assistenza sanitaria siano adeguati. In quasi tutti i paesi europei il numero dei medici e degli infermieri pro capite ha continuato ad aumentare, sebbene sussistano preoccupazioni circa la carenza di determinate categorie di medici, come i medici generici nelle regioni rurali e remote. In media nei paesi dell’UE il numero dei medici pro capite è passato da 2,9 medici ogni 1000 abitanti nel 2000 a 3,4 nel 2012. Questo incremento è avvenuto in modo particolarmente rapido in Grecia (soprattutto prima della crisi) e nel Regno Unito (con un aumento del 50% tra il 2000 e il 2012).

In tutti i paesi la densità dei medici è maggiore nelle aree urbane. Molti paesi europei offrono incentivi finanziari per attrarre e far restare i medici nelle zone scarsamente servite.

Tra il 2009 e il 2012 la spesa sanitaria reale (al netto dell’inflazione) è diminuita in metà dei paesi dell’UE e ha subito un considerevole rallentamento negli altri. La spesa sanitaria si è ridotta, in media, dello 0,6% l’anno, contro una crescita annua del 4,7% tra il 2000 e il 2009. La contrazione è stata determinata da tagli del personale e delle retribuzioni, da una riduzione degli onorari riconosciuti ai prestatori di servizi sanitari, da una riduzione del prezzo dei medicinali e da un aumento della compartecipazione dei pazienti alla spesa.

La spesa sanitaria, nonostante un modesto ritmo di crescita registrato nel 2012 in alcuni paesi (tra cui Austria, Germania e Polonia), ha continuato a diminuire in Grecia, Italia, Portogallo e Spagna, così come nella Repubblica ceca e in Ungheria. In molti paesi europei la lunghezza dei tempi di attesa per l’accesso ai servizi sanitari costituisce un problema politico importante.

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