Una scheda: i metodi e le tecniche della partecipazione

Molte esperienze di progettazione nel settore sanitario e sociale valorizzano le capacità delle persone in termini molto limitati e non esprimono una chiara intenzione di coglierne la rilevanza nel processo decisionale e nei percorsi di cura. In molti processi di progettazione il coinvolgimento della popolazione si esprime prevalentemente come consultazione in ambiti istituzionalizzati e fortemente delimitati o come espressione di un parere su un documento già definito. Il problema è acquisire un generico consenso dei cittadini nell’ambito di un approccio che prevede un controllo complessivo dell’ambiente di vita in cui si opera per essere sicuri che le soluzioni ritenute ottimali e gli obiettivi assunti siano adottati e siano coerentemente realizzati. Il consenso è spesso acquisito enfatizzando i benefici che il progetto contiene, l’inevitabilità tecnica delle decisioni, stemperando nel tempo i vincoli, attraverso un bilanciamento più o meno reale, tra vantaggi e svantaggi, consentendo un aggiramento delle norme nel momento applicativo. Il coinvolgimento dei cittadini non influenza il processo di progettazione nel suo complesso, ma al massimo alcune parti ben circoscritte, si aggiunge ad un processo standardizzato.

Se utilizziamo la nota scala dei livelli di partecipazione di Arnstein (1969) per classificare le modalità di partecipazione più diffuse, e le sue successive rielaborazioni (Davidson, 1998; Hart, 2008), possiamo subito osservare che la maggioranza delle esperienze si collocano nei livelli inferiori individuati da questo autore: in molti casi si tratta di manipulation (azioni di informazioni unidirezionali e parziali, azioni di persuasione) o di consultation o di placation (organismi di consultazione scarsamente influenti e privi delle conoscenze tecniche necessarie per intervenire efficacemente).

Molti progetti tendono a posizionarsi in questo versante, sono progetti che arrivano dall’alto, che prevedono un basso decentramento delle decisioni, ma anche tra gli approcci che intendono essere a carattere interattivo non sempre si sviluppa l’esigenza di un più ampio raccordo e integrazione con le risorse e i soggetti decisionali che la comunità esprime: il decentramento può essere perseguito solo per favorire la partecipazione di alcuni soggetti istituzionali o rappresentativi di grandi organizzazioni escludendo gruppi sociali minoritari e le persone meno influenti.

In Italia, le pratiche partecipative non sono mai state del tutto estranee alle amministrazioni pubbliche italiane (si pensi ai comitati di quartiere degli anni Settanta o, nello stesso periodo, alla nascita degli organi collegiali nelle scuole), ma nell’ultimo decennio sono riaffiorate sotto nuove forme e con strumenti partecipativi molto differenziati in relazione alla fase della progettazione, alcune molto strutturati e formalizzati altre più incerti nel loro sviluppo attuativo (Bobbio, 2007). Molte pratiche partecipative prevedono modalità di ascolto e di interazione in tutte le fasi della progettazione dei servizi (Siza, 2003), forme di interazione strutturate in focus group o come giurie di utenti, i cui componenti sono selezionati con metodo causale, si riuniscono per un periodo di tempo ed esprimono raccomandazioni su temi controversi; gruppi di partecipazione più strutturati, costituiti da laboratori di quartiere per la progettazione intesi come spazi attrezzati di incontro e come luoghi di ascolto e confronto tra esperti e cittadini; panel di utenti o di familiari, amici, gruppi che sono consultati periodicamente, sull’evoluzione del programma, sui risultati raggiunti, sugli eventuali adeguamenti; gruppi informali e associazioni ai quali è attribuita la facoltà di elaborare progetti o segmenti di essi, che resi compatibili ad altri progetti, confluiscono nel documento finale.

Camminate di quartiere È uno strumento di ascolto del territorio che valorizza la competenza degli abitanti. Lo svolgimento della passeggiata avviene per piccoli gruppi, non più di una quindicina di persone, che guidano i professionisti (architetti, urbanisti, sociologi, ecc.) in un giro nell’area oggetto di interesse.
Consensus building È un metodo proposto dall’Harvard negotiation project (Susskind et al., 1999), che consente di affrontare situazioni di conflitto (gruppi che difendono interessi diversi) potenziale o in corso. L’obiettivo è affrontare queste situazioni con l’intento di trasformarle, portando le persone ad assumere un punto di vista comune.
Deliberative polling Il metodo è stato proposto da J. Fishkin allo scopo di vedere come cittadini comuni, sorteggiati casualmente, modificano le loro opinioni dopo aver ricevuto informazioni su un problema di carattere pubblico ed averne discusso con esperti. I Deliberative polling coinvolgono dalle 200 alle 600 persone contemporaneamente.
Focus group È una tecnica di rilevazione per la ricerca sociale basata sulla discussione tra un gruppo di persone. La finalità principale del focus group è quella di studiare un fenomeno o di indagare uno specifico argomento in profondità, utilizzando come base per la rilevazione l’interazione che si realizza tra i componenti del gruppo di esperti o di persone interessate all’argomento oggetto dell’indagine (10/15 persone al massimo).
Forum telematici È uno strumento di interazione e comunicazione via web che consente di partecipare alla discussione e/o all’approfondimento incontrandosi in uno spazio virtuale (Forum telematico). Per partecipare al forum basta inviare un messaggio che viene immediatamente inserito online e al quale si può rispondere liberamente.
Forum/tavoli sociali/consulte Sono strumenti che prevedono il coinvolgimento degli attori locali in momenti di approfondimento funzionali a progettare, monitorare, valutare il processo nel suo complesso e le singole azioni individuate.
Giurie dei cittadini È uno strumento, proposto da Ned Crosby negli anni ‘70, che si ispira al funzionamento delle giurie popolari nel processo americano. Un piccolo numero di cittadini (da 15 a 25), estratti a sorte, discute per un numero variabile di giorni (da 2 a 5) su un tema controverso, ascolta il punto di vista degli esperti e alla fine delibera una posizione comune che viene trasmessa ai decisori politici sotto forma di raccomandazione.
Goal Oriented Project Planning È una metodologia che consente, attraverso attività di laboratorio e workshop gestiti da un animatore esterno al gruppo di progettazione, di coinvolgere i cittadini.
Gruppi di lavoro/workshop Rappresentano i luoghi in cui soggetti locali si incontrano per individuare interventi realizzabili ed efficaci. Si tratta dunque di momenti prevalentemente di lavoro e non solo di discussione che per poter essere efficaci devono coinvolgere un numero ristretto di attori (15-20) e prevedere la figura di un moderatore.
Interviste/questionari Strumenti di ascolto funzionali a raccogliere prime indicazioni, suggerimenti e informazioni circa i temi e gli ambiti di policy da discutere e, dall’altro, illustrare il progetto di realizzazione e gestione del processo verificando il grado di disponibilità dei soggetti locali a diventare parte attiva.
Laboratori progettuali, action planning Sono strumenti di progettazione partecipata utilizzati per elaborare con i cittadini ipotesi progettuali. I laboratori progettuali, gestiti secondo differenti tecniche, possono coinvolgere un numero limitato di soggetti (da 10 a 30).
Metaplan È un metodo di facilitazione che consente agli attori coinvolti di ricercare e sviluppare soluzioni a problemi esistenti in tempi ristretti e migliorando, parallelamente, le capacità di collaborazione.
Open space technology (Ost) È uno strumento, inventato da H. Owen (1997), adatto a coinvolgere 100-300 persone in eventi pubblici di partecipazione che hanno lo scopo di far emergere liberamente temi, problemi e soluzioni. Non ci sono relatori invitati a parlare e programmi predefiniti.
Sportelli informativi/Punti di ascolto Luoghi presso i quali i cittadini possono recarsi per segnalare problemi, difficoltà, esigenze, proposte, soluzioni a determinati problemi ad operatori esperti. Attraverso questi punti, si enfatizza la funzione di ascolto del territorio, ed è possibile sviluppare un rapporto di fiducia tra operatori e soggetti locali.
Tavoli tecnici Rappresentano luoghi di discussione ed approfondimento tecnico dei temi o dei progetti in discussione. Ad essi partecipano normalmente esperti e tutti coloro che hanno competenze specifiche sull’argomento trattato.
Town meeting (Tm) È uno strumento che permette di svolgere una discussione e di prendere decisioni a un vasto gruppo di persone (alcune centinaia o alcune migliaia). I partecipanti si riuniscono in piccoli gruppi (10-12 persone) assistiti da un facilitatore. Ogni gruppo ha a disposizione un computer collegato in rete che trasmette i contenuti della propria discussione a un’istanza centrale che li rielabora e li ripropone all’intera platea.

 

Fonte: Bobbio L (a cura di) (2007). Amministrare con i cittadini. Rubettino, Soveria Mannelli, 2007

Riferimenti bibliografici

Arnstein Sherry R. A Ladder of Citizen Participation. American Institute of Planners. 35: 4, 216-224, 1969

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Barnes M. Care, communities and citizens. Longman, London, 1997 (trad. it.: Utenti, carer e cittadinanza attiva. Edizioni Erickson, Trento, 1999)

Bryant B, Bryant R. Change and conflict: A study of community work in Glasgow. Aberdeen University Press, Aberdeen, 1982

Bobbio L (a cura di). Amministrare con i cittadini. Viaggio tra le pratiche di partecipazione in Italia. Rubettino, Soveria Mannelli, 2007

Craig G, Mayo M, Popple K, Shaw M, Taylor M. The Community Development Reader The Policy Press, Bristol, 2011

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Gilchrist A, Taylor M. The Short Guide to Community Development. The Policy Press, Bristol, 2011

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Hart R. Stepping Back from ‘The Ladder’: Reflections on a Model of Participatory Work with Children. In Reid A et al. (Eds): Participation and Learning: Perspectives on Education and the Environment, Health and Sustainability. Springer, The Netherlands, 2008

Healey P. Collaborative Planning. MacMillan, Londra, 1997

Innes JE, Booher DE. Planning with Complexity. An Introduction to Collaborative Rationality for Public Policy. Routledge, London, 2010

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