Una associazione per la certificazione professionale dei sociologi

1. Sull’importanza della certificazione non occorre spendere molte parole. In una società – comunque la si voglia definire: globalizzata, postmoderna, liquida, etc. – la certificazione sia dei prodotti e delle merci, e ovviamente a maggior ragione dei professionisti e “produttori” è una imprescindibile necessità. A tutela dei cittadini e dello stesso sistema socioeconomico.

Tralasciando merci, prodotti e i generici “produttori”, quello che ci interessa in questa sede sono i professionisti. Come noto alcune professioni importanti (medici, ingegneri, etc.: le cosiddette professioni ordinistiche) hanno da anni un sistema di certificazione della professione e dei professionisti molto ben definito. Per i medici ad esempio è talmente consolidato che ultimamente è parso datato e gli ultimi Ministri della Salute (compreso quello in carica) hanno cercato di riformarlo, adeguandolo al mutar dei tempi.

Le professioni non ordinistiche – compresi quindi i sociologi – hanno avuto finalmente una legge (Legge 14 gennaio 2013, n. 4) che ha definito le caratteristiche fondamentali di queste professioni (vedasi per un sintetico commento “Traiettorie SISS, n. 1”). Legge che prevede l’attestazione/certificazione, come più oltre si riprenderà.

2. Prima ancora del varo della legge citata, la SISS si era attivata per ottenere la certificazione, ovviamente secondo le normative allora vigenti. Conscia dell’importanza che per agire nel mercato delle professioni, nell’ambito accademico, nella PA, nel privato, la certificazione era garanzia di trasparenza, professionalità, affidabilità, sicurezza. La procedura invero si è rivelata complessa. L’organo competente a rilasciare tale titolo è il Ministero della Giustizia, previo parere del CNEL. Il CNEL a sua volta per istruire tale parere ha dapprima svolto una attività istruttoria tramite i suoi competenti uffici (con interlocuzione con i precedenti e gli attuali organi della SISS), e poi ha deliberato – nei giorni scorsi – nell’organo collegiale un parere positivo, per il successivo inoltro al Ministero. Da quanto abbiamo potuto intuire il pronunciamento, la decisione, del Ministero dovrebbe essere in linea con quanto proposto dal CNEL, e quindi c’è ragionevolmente da essere ottimisti.

Non vorremmo in questo contesto dilungarci nei particolari (la certificazione è triennale, si devono produrre i documenti che attestano il permanere dei requisiti, etc.), ma comunicare la grande soddisfazione di essere (quasi sicuramente) riusciti a cogliere questo importantissimo obiettivo, giustamente posto fra quelli prioritari per l’attuale mandato degli organi SISS.

E anche per fugare (per quanto possibile) qualche dubbio che potrebbe insorgere proprio con l’approvazione della citata legge 4/2013.

3. È certo vero che la Legge 4/2013 innova prevedendo sia la fattispecie dell’attestazione (artt. 7 e 8), sia quella della certificazione (art. 9). Mette in moto un complesso meccanismo in relazione all’Ente/Organismo certificatore, ai requisiti necessari, etc. Tant’è che come SISS ci siamo subito messi in contatto con altri potenziali interessati per un confronto ed un lavoro comune. L’AIS ha risposto positivamente e dunque si lavorerà assieme.

È comunque presumibile che una volta ottenuta la certificazione secondo la “vecchia” procedura, sia assai difficile che la nuova normativa non apprezzi positivamente chi si presenta con le carte in regola, già certificato.

Ci si è soffermati su procedure e cronistoria, ma, come detto in apertura, l’importanza della certificazione è del tutto evidente. Magari arricchimenti potranno venire da un dibattito, che auspichiamo.

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