Una ricerca sui Centri Sociali in Emilia-Romagna

La Regione Emilia-Romagna (Direzione Generale Sanità e Politiche Sociali), l’Agenzia Sanitaria e Sociale Regionale ed ANCeSCAO regionale hanno inteso valorizzare il contributo e le funzioni dei Centri Sociali e rilanciare il loro ruolo. Per questo hanno concordato un percorso di ricerca teso a comprendere quali scenari saranno in grado di dare continuità alla positiva esperienza maturata finora dai Centri Sociali, ma anche ad offrire spunti di rinnovo in relazione ad una società che sta cambiando rapidamente. La ricerca è stata realizzata da Maria Augusta Nicoli, Giovanni Ragazzi, Mauro Mirri e Walther Orsi. Il Report e l’elaborazione dei dati è stata curata da Giovanni Ragazzi, con la collaborazione di Walther Orsi.

Al fine di esplorare i punti di vista delle dirigenze all’interno dei Centri Sociali è stato somministrato un questionario a 349 dirigenti dei Centri Sociali in Emilia-Romagna. Con questa ricerca la Regione Emilia-Romagna (Direzione Generale Sanità e Politiche Sociali), l’Agenzia Sanitaria e Sociale Regionale ed ANCeSCAO regionale hanno inteso rilanciare il ruolo dei Centri Sociali.

Il questionario è strutturato in quattro parti. La prima parte rileva le caratteristiche socio-anagrafiche dei rispondenti: sesso, età, titolo di studio, ruolo, esperienza ed anzianità all’interno dei Centri Sociali. Nella seconda parte vengono esplorate le attività e le collaborazioni del Centro Sociale nel territorio di riferimento (es. attività di patronato, attività di informazione sui servizi territoriali, rapporti con servizi sanitari e socio-sanitari, rapporti con altre associazioni, etc). Nelle terza parte viene richiesto all’intervistato di valutare 4 aree di analisi in termini di punti di forza (opportunità) o punti di debolezza (minacce) per il Centro Sociale.

L’analisi dei cluster individua due tipologie di rispondenti: circa la metà dei dirigenti che hanno risposto all’indagine mostrano atteggiamenti che non individuano la visibilità, la sperimentazione e il rinnovamento delle risorse di personale del Centro Sociale come punti di forza; un terzo dei rispondenti mostra invece un atteggiamento più propositivo (parzialmente spiegabile dal titolo di studio più elevato e dalla collocazione del Centro Sociale di appartenenza in area urbana). Esiste dunque un importante componente dirigenziale che guarda attivamente al cambiamento e all’innovazione al fianco di realtà più conservative che promuovono soprattutto attività ludiche e culturali che rischiano di non attrarre i nuovi anziani del futuro. In tal senso sembra opportuno guardare con attenzione alle tendenze di cambiamento già presenti al fine di predisporre il prossimo sviluppo di questa importante realtà associativa regionale.

E’ proprio guardando al futuro che i dati scaturiti dalla ricerca possono fornire anche degli orientamenti operativi. A questo proposito si rileva una ‘traccia’ importante concentrando l’attenzione sulla coincidenza fra punti di debolezza del cluster 1 e punti di forza del cluster 2. Se per una metà dei dirigenti tali punti rappresentano aspetti di poca o nessuna importanza, per un terzo invece gli stessi vengono considerati delle vere e proprie opportunità di cambiamento, di sviluppo, di innovazione dei centri sociali. Anche se con connotazioni diverse entrambi i gruppi di dirigenti sottolineano la centralità dei seguenti ambiti operativi: le iniziative per pubblicizzare e dare evidenza al ruolo dei centri sociali, le attività di promozione del volontariato e di coinvolgimento di nuovi volontari, lo sviluppo delle capacità per accogliere nuovi target, i corsi e gli eventi che facilitano la comunicazione fra anziani ed altri target, la programmazione/progettazione condivisa con altri enti territoriali.

Tali ambiti operativi rappresentano in fondo delle modalità concrete per valorizzare, consolidare e dare continuità ad un patrimonio prezioso di esperienze, progetti e buone pratiche sociali, ma allo stesso tempo per rinnovarlo, per metterlo a disposizione di altri target, per recuperare nuove risorse, per sviluppare scenari innovativi che siano in grado di stare al passo con una società in forte cambiamento.

In questo senso la vision indicata dalla componente propositiva ed innovativa dei dirigenti rappresenta un segnale forte che va recepito e valorizzato perché può orientare a costruire il futuro dei centri sociali. La promozione della partecipazione sembra appunto la ‘chiave di volta’ per aprirsi ulteriormente alla comunità, alle diverse categorie dei cittadini, ai nuovi anziani, per rispondere ai loro bisogni, per valorizzare le loro risorse, ma anche per mettersi in rete con tutte le organizzazioni del territorio impegnate nel miglioramento della qualità della vita. E’ proprio attraverso la promozione della partecipazione che i centri sociali possono rinnovare il loro rapporto con l’ente locale, contribuendo attivamente alla costruzione di un welfare integrativo del cittadino, fondato sulla solidarietà, sul volontariato e sulle buone pratiche sociali delle persone, che integri, supporti e valorizzi il welfare di comunità.

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