Vaccini e autismo: un dibattito che volge al termine?

di Maria Teresa Bradascio

La ricerca della causa di un evento, del perché qualcosa accade, accompagna il nostro vivere quotidiano. Spiegare determinati fenomeni equivale a capire perché si verificano e, nel momento in cui riusciamo ad individuare alcuni eventi come cause e altri come effetti, ci sentiamo in una posizione privilegiata. È bene, però, fare attenzione, perché sono innumerevoli i modi in cui due o più eventi possono essere collegati tra di loro, così come i modi in cui il termine “causa” è utilizzato, sia nel linguaggio comune, sia nelle diverse discipline scientifiche. Ci si può riferire ad una correlazione statistica, ad un nesso di probabilità, ad una successione temporale e così via. In alcuni casi, il legame tra due eventi può essere del tutto privo di fondamento. Ma questa è sempre una notizia poco confortante e poco piacevole perché ci riporta nella situazione di smarrimento e impotenza di fronte a quel qualcosa che vorremo invece poter comprendere e spiegare. Soprattutto se quel qualcosa è un disturbo del neurosviluppo che oggi risulta molto più frequente di quanto si pensasse 20 anni fa e si avvicina all’1% della popolazione: il disturbo dello spettro autistico (Autistic Spectrum Disorders –ASD).
È il 1998 quando nel Regno Unito, l’allora medico Andrew Wakefield pubblicò su The Lancet, una delle più importanti riviste mediche del mondo, uno studio in cui si mostrava che dodici bambini, in seguito alla somministrazione del vaccino Mpr (contro morbillo, parotite e rosolia), avevano sviluppato marcati disturbi del comportamento.
In realtà, si parlava di diversi sintomi legati a disturbi intestinali, una sindrome che Wakefield definì “enterocolite autistica”. Lo studio evidenziava una correlazione tra i suddetti problemi intestinali e l’autismo, sebbene non mettesse esplicitamente in correlazione il vaccino Mpr e l’autismo. Tra il 2001 e il 2002, in seguito alla pubblicazione di nuovi articoli di Wakefield – tra l’altro realizzati usando dati già noti di altre ricerche – la notizia raggiunse un grande spessore mediatico. Ben Goldacre, autore del libro Bad Science, afferma che nel 2002 furono scritti 1257 articoli sul tema vaccino Mpr-autismo, gran parte dei quali scritti da editorialisti e raramente da esperti o giornalisti scientifici.
La conseguenza evidente fu il notevole calo della percentuale di bambini inglesi vaccinati. Nel 2004 la ricerca di Wakefield fu pubblicamente screditata; il giornale britannico The Sunday Times, infatti, pubblicò un’inchiesta che mostrava il conflitto d’interessi alla base del suo studio: il medico aveva ricevuto 55mila sterline da un gruppo di persone che cercavano prove sulla dannosità del vaccino trivalente per una causa legale da portare avanti.
Numerose inchieste negli anni seguenti accusarono Wakefield di aver falsato i dati per convalidare la sua tesi e il General Medical Council (GMC) – che controlla la professione medica in Gran Bretagna – avviò un’indagine contro il medico: l’accusa era di aver agito in modo disonesto spinto da un forte conflitto d’interessi. Finché nel 2010 – quindi ben 12 anni dopo la pubblicazione dello studio – la rivista The Lancet ritirò completamente e integralmente la ricerca di Wakefield da tutti i suoi archivi e nel 2012 al medico inglese fu vietato di proseguire la professione medica.
Il caso Wakefield ha avuto, tuttavia, pesanti conseguenze in diversi paesi con la nascita di movimenti e organizzazioni contro la trivalente e altri tipi di vaccinazioni. In Italia nel 2012 il tribunale di Rimini condannò il ministero della Salute a risarcire una coppia di genitori (il danno stimato era intorno ai 200 mila euro) che avevano fatto causa sostenendo che il loro figlio fosse diventato autistico per la somministrazione del vaccino trivalente. “Con ragionevole probabilità scientifica la malattia è correlata alla somministrazione del trivalente presso le Asl di Riccione” questo si legge nelle motivazioni del tribunale di Rimini. E così, insieme alle campagne pubblicitarie contro i vaccini, aumentarono le preoccupazioni dei genitori. Il dottor Lodi – nominato come consulente tecnico d’ufficio – demolì completamente le ragioni del giudice del lavoro: si trattava di studi, quelli di Wakefield, smentiti dalla comunità scientifica. Non esistono evidenze scientifiche per stabilire che il vaccino provochi l’autismo; c’è solo un collegamento temporale, nel senso che i due fatti avvengono uno prima e uno dopo: l’iniezione che previene morbillo, rosolia e parotite viene fatta prima della diagnosi di disturbo dello spettro autistico (che di solito arriva non prima dei 3 anni). In primo grado si era detto che in assenza di altre cause evidenti la malattia non poteva che essere dovuta al vaccino. Una conclusione logicamente insensata. Una sentenza, quella di Rimini, senza precedenti. Una decisione “storica” utilizzata come punto di riferimento per diverse cause civili avviate negli anni successivi. Un’altra sentenza che fece molto discutere fu quella emessa nel 2014 dal tribunale di Milano contro il Ministero della Salute, condannato a mantenere a vita un bambino – con un assegno bimestrale da almeno 1.600 euro – perché, secondo il magistrato, era diventato autistico in seguito alla somministrazione del vaccino esavalente. In entrambi i casi, il Ministero fece ricorso vincendo l’appello.
Nel 2014 la denuncia di una coppia di genitori di Bari, secondo i quali i loro due figli erano diventati autistici a causa del vaccino trivalente, determinò l’apertura di una nuova inchiesta. Ci furono diverse critiche nei confronti della procura di Trani, sia per la forte influenza sull’opinione pubblica, sia per il coinvolgimento di Massimo Montinari, medico della Polizia di Stato e sostenitore del trattamento dell’autismo con l’omeopatia. La denuncia dei genitori, infatti, comprendeva una consulenza scritta proprio da Montinari, alla cui base c’era il vecchio e ormai smentito studio scientifico di Wakefield del 1998. Niccolò Zancan della Stampa decise di indagare sulla nascita di questa discussa iniziativa giudiziaria e fu scoperto lo strano legame tra il pm pugliese e il medico anti-vaccini: quest’ultimo avrebbe partecipato a Trani al dibattito “Vaccini e autismo, tutto quello che c’è da sapere” insieme a Michele Ruggiero, il pm che qualche settimana dopo avrebbe avviato l’inchiesta.
La procura di Trani nominò diversi consulenti – un gruppo di esperti – per valutare il caso e la conclusione, raggiunta solamente agli inizi di giungo 2016, esclude qualsiasi correlazione (anche in termini di elevata probabilità) tra l’autismo e il vaccino Mpr, contrariamente a quanto affermato da Montinari. Parallelamente sono state condotte indagini epidemiologiche in Puglia, i cui risultati hanno evidenziato la presenza di casi di autismo anche tra bambini non vaccinati con Mpr. Il caso è, dunque, da archiviare. Ma il testo della relazione è stato ulteriormente oggetto di disputa per aver indicato la necessità di esami ematochimici nei soggetti a rischio prima di eseguire le vaccinazioni. Al centro della critica non solo l’OMS ma anche altre istituzioni sanitarie internazionali (Acip Advisory committee on immunization practices e Aafp, the American academy of family physicians) perché “stupisce moltissimo” il fatto che “si limitino semplicemente a dire che i vaccini non dovrebbero essere usati se il paziente ha febbre alta o altri segni di malattia grave”. Giovanni Rezza – direttore di ricerca presso l’Istituto superiore di Sanità e membro del collegio dei consulenti nominato dalla procura di Trani – ha precisato su Repubblica che alcune frasi della relazione sono frutto di un “compromesso” perché alcuni membri volevano più cautela rispetto ai vaccini. Ha evidenziato, comunque, l’importanza di spiegare ai genitori lo scopo della vaccinazione e i rischi ai quali si espongono i bambini se non viene effettuata: «La cosa importante è che la sentenza si sia basata sulla realtà scientifica, che esclude la correlazione tra autismo e vaccini, dopo di che si dice di essere più scrupolosi nella anamnesi dei vaccinandi e nel dare informazioni accurate. Sui test vaccinali c’è un errore, perché non esistono».
Lo stesso presidente dell’Istituto Superiore di Sanità – Walter Ricciardi – ha deciso di intervenire e lo ha fatto molto duramente: “Non c’è alcun test del sangue da fare prima delle vaccinazioni per indicare il rischio di eventuali effetti collaterali, né si può prescindere dall’applicazione rigorosa delle linee guida elaborate dall’Organizzazione mondiale della sanità e sarebbe inaccettabile, sia dal punto di vista etico che scientifico, sottoporre bambini piccolissimi a test invasivi, inutili e costosi”.
Secondo i dati dell’OMS, nel 2014 di morbillo sono morte 114.900 persone in tutto il mondo, 13 ogni ora.
Le vaccinazioni permettono di prevenire una gran quantità di malattie – varicella, difterite, morbillo, orecchioni, pertosse, poliomielite, rotavirus, rosolia, tetano – che, per molto tempo, hanno colpito un gran numero di bambini causandone in alcuni casi la morte.
Purtroppo le diverse sentenze degli ultimi anni rafforzate dalle innumerevoli campagne contro i vaccini hanno determinato una forte diffidenza nei confronti di uno strumento essenziale come le vaccinazioni. Sono nati, infatti, vari comitati come il Comisva – il Comitato del movimento italiano per la libertà delle vaccinazioni – che ha eletto come paladino il già citato Montinari, il medico che promette di sconfiggere l’autismo con l’alimentazione e con farmaci alternativi. Ed è riuscito così a creare un vero e proprio business milionario sui bambini autistici.

Gli effetti evidenti sono rintracciabili nei dati sul livello delle vaccinazioni: le coperture vaccinali tra il 2013 e il 2014 sono risultate al di sotto della soglia del 95 per cento, il valore minimo previsto dalle autorità sanitarie internazionali. La possibilità di rifiutare le vaccinazioni, spesso, viene considerata una scelta personale senza alcuna ricaduta sugli altri. Ma chi lo fa, in realtà, sta deliberatamente decidendo di mettere in pericolo il prossimo. Da anni la Società Italiana di Pediatria si batte contro la falsa informazione sugli effetti collaterali dei vaccini legati all’autismo o ad altre malattie.

Il problema del rifiuto dei vaccini è strettamente collegato al problema della corretta informazione che, nell’era digitale, assume a volte forme e sembianze insolite. Può succedere, infatti, che i messaggi risultino più efficaci se trasmessi attraverso video ironici e divertenti in grado di centrare la questione. Questo è quello che è avvenuto in questi mesi. Marco Arturi, un bambino di 12 anni del Messico appassionato di scienza, ha deciso di caricare su Facebook un video per mettere fine alla decennale polemica tra i sostenitori di una relazione causale tra vaccini e autismo e gli innumerevoli studi scientifici che, invece, sottolineano la falsità di queste teorie. Il bambino si rivolge direttamente ai genitori che si rifiutano di vaccinare i loro figli e lo fa con in mano un dossier dal titolo “Evidence that vaccines cause autism” (La prova che i vaccini causano l’autismo). Quando apre il fascicolo tutte le pagine sono vuote, una sfilza di fogli bianchi si disperde e lo scopo è mostrare l’infondatezza della tesi che il dossier avrebbe dovuto sostenere. Il video ha ottenuto più di 34 mila likes su Facebook e oltre 4 milioni di visualizzazioni.
Le cause dell’autismo sono tutt’oggi sconosciute perché ci sono complessi rapporti eziologici tra diversi fattori di rischio che non permettono spiegazioni lineari. Le evidenze scientifiche, infatti, suggeriscono che contribuiscono all’insorgenza dei disturbi dello spettro autistico fattori sia genetici sia ambientali, in grado di influenzare le prime fasi dello sviluppo cerebrale. E i vaccini non hanno alcun ruolo: sono una responsabilità sociale da non sottovalutare e sminuire.

PER APPROFONDIRE

Grignolio, A. (2016) Chi ha paura dei vaccini?, Codice Edizioni, Torino.

Sul sito http://www.epicentro.iss.it/problemi/morbillo/aggiornamenti.asp
• Vaccinazioni e autismo: cronistoria di una frode scientifica”, pubblicato il 27 marzo 2014
• “Vaccini e autismo”, a cura di Stefania Salmaso (direttore Cnesps) pubblicato il 27 marzo 2014
• “Vaccini e autismo: nessuna associazione” a cura di Antonietta Filia (reparto Epidemiologia delle malattie infettive, Cnesps-Iss), pubblicato il 24 aprile 2013
• “Vaccinazione anti-morbillo-parotite-rosolia (Mpr) e autismo” a cura di Stefania Salmaso (direttore Cnesps) e reparto di Epidemiologia delle malattie infettive (Cnesps-Iss), pubblicato il 19 aprile 2012
• “Il caso Wakefield: ecco com’è andata a finire” a cura di Anna Pellizzone (redazione EpiCentro), pubblicato l’11 febbraio 2010
• “I falsi profeti dell’autismo” a cura di Franco Giovanetti (dipartimento di Prevenzione Asl Cn2, Alba-Bra), pubblicato il 16 aprile 2009
• “Domande e risposte sui disturbi dello spettro autistico” (conosciuti anche come disturbi pervasivi dello sviluppo) (autism spectrum disorders, Asd)
• Guida alle controindicazioni alle vaccinazioni” (Rapporto Istisan 09/13, pdf 2,3 Mb)

Lascia un commento