Web Society e rischi: responsabilità educative e culturali per prevenire patologie e violenza

La società attuale è caratterizzata dalla riduzione del tempo di relazione causata da molteplici fattori (tra cui possiamo citare l’insorgenza d’un sempre più marcato individualismo, la “pluripresenza” diffusa di ruoli nello stesso stesso soggetto e gli effetti della società del web). Nello scenario così tratteggiato si producono forme di dipendenza e sociopatia frutto di relazioni sociali mancate (tra mondi vitali e sub-culture familiari e comunitarie), oppure carenze e/o cali di partecipazione sociale. Il mondo contemporaneo – globalizzato ma destabilizzante – versa così in uno stato di costante allerta rispetto le possibili conseguenze dannose che possono prodursi all’interno dei vari assetti sociali. Anche in ambito familiare, a seguito delle trasformazioni che hanno caratterizzato la struttura familiare ed i modificati ruoli di coppia, ci si trova spesso di fronte a situazioni complesse. Il Project Work ha inteso così riflettere su alcuni aspetti della cosiddetta società digitale che, de-materializzando la vita, dissolve i confini del tempo e dello spazio.

L’utilizzo della tecnologia nelle relazioni, ed in particolare di internet, presenta vari gradi di criticità e positività. Tra le criticità figurano situazioni di rischio che possono riguardare una vasta gamma di utenti del web: ad esempio: sexting, adescamento on line, pedo-pornografia, cyberstalking e prostituzione on line. Tra le positività si può invece evidenziare come nella web society si attivino reti di solidarietà che tendono a fornire un apporto innovativo alle relazioni sociali. Si può citare il caso dei gruppi di malati che si supportano a vicenda, pur vivendo a migliaia di chilometri di distanza, oppure dei blog attraverso i quali vari soggetti in cura si costruiscono una nuova forma d’identità sociale. L’e-care consente inoltre ai professionisti sanitari di consultarsi tra loro, mentre le applicazioni informatiche permettono poi di auto-quantificare la forma psicofisica in real time. Più in generale si può affermare che i sistemi informatici hanno profondamente modificato la governance sanitaria mentre, al contempo, il processo di de-materializzazione delle documentazioni cliniche ed amministrative sta rivoluzionando la burocrazia.

In ambito socio-sanitario vengono utilizzate nuove tecnologie informatiche per supportare la disabilità e ridurre l’handicap. In campo sanitario il web può consentire la fruizione di informazioni on-line, “guide” ai siti web realizzati dalle associazioni dei malati (e/o loro familiari), la connessione interattiva della rete ed ampliamento del marketing sociale. Il sistema hub & spoke, generato dalla comunicazione della galassia di internet, permette di destrutturare i canali comunicativi e potenziare i canali operativi, personalizzando l’offerta. In campo sociale, sia a livello nazionale che regionale, si è andato sviluppando molto recentemente un crescente interesse intorno al sistema informativo dei servizi sociali e l’informatizzazione della cartella sociale, così come in passato, a seguito della dematerializzazione in bit delle informazioni e prodotti, aveva suscitato forte interesse ed impegno il Fascicolo Sanitario Elettronico.

Anche in campo educativo-formativo si espande l’utilizzo delle piattaforme di e-learning per realizzare progetti di apprendimento attraverso strumenti telematici ed attività didattiche online. Dall’utilizzo delle reti possono emergere best practice capaci di rappresentare esperienze concrete su come le istituzioni coinvolgano organizzazioni e cittadini nell’inclusione sociale, nella promozione della salute e della qualità della vita. I progetti formativi e le azioni di mediazione (sociale e civile) trovano così spazio e realizzazione in tre ambiti specifici: a) sicurezza dei cittadini; b) condotte giovanili; c) violenza contro le donne ed i minori (attraverso l’esperienza specifica dei Centri Antiviolenza).

Le interviste realizzate in area modenese ad alcune figure rappresentative dei tre ambiti considerati (una Media Educator, un’Operatrice della sicurezza ed una Responsabile di Casa Rifugio) hanno contribuito a supportare queste ipotesi iniziali. Forte di un approccio pedagogico, e relativamente al ruolo attivo che dovrebbero svolgere gli educatori (sia genitori che insegnanti) rispetto ai “nativi digitali”, la Media Educator sottolinea come la preoccupazione principale oggi sia spesso legata all’allarmismo suscitato dai mass-media. La sfida che genitori ed insegnanti dovrebbero proporsi invece è quella di educare non tanto all’uso delle nuove tecnologie ma bensì alla valutazione e comprensione dei contenuti della rete, accompagnata da una sensibilizzazione dei rischi che comporta. Spesso difatti i genitori si concentrano sui pericoli del cyberspazio, orientando l’azione educativa attraverso l’imposizione di divieti. Purtroppo non si è altrettanto solleciti nella direzione di consentire che i giovanissimi s’attrezzino con quelle competenze che potrebbero consentir loro di evitare contenuti violenti o inadatti alla loro età e soprattutto per sfruttare al massimo le potenzialità messe a loro disposizione per poter esprimere la propria creatività.

Con il supporto delle associazioni culturali attive sul territorio la proposta è quindi quella di realizzare una serie di workshop di media-education svolti in modalità laboratoriale. I destinatari individuati sarebbero genitori, educatori e insegnanti. Il concetto di ordine pubblico (centrale nella legislazione meno recente) è stato affiancato da quello di “sicurezza pubblica” dove al concetto di sicurezza viene progressivamente sempre più associato il concetto di prevenzione integrata che consiste nella combinazione di misure diverse tra loro in grado di intervenire sui vari aspetti dei fenomeni criminali e di insicurezza. Tutte le azioni che vanno nella direzione di consolidare il rapporto tra istituzioni e cittadino si pongono l’obiettivo della “vicinanza” e della non estraneità (si tratta del concetto ormai comunemente definito di prossimità).

Un’altra testimone privilegiata è rappresentata da un’operatrice di sicurezza che ha realizzato un sito no-profit d’educazione stradale nato dall’esigenza di comunicare e trasmettere agli stranieri, da poco residenti in Italia, conoscenze in merito alla sicurezza e alle norme del codice stradale. In particolare l’intervistata evidenzia il ruolo svolto dalla “psicologia del traffico”: una disciplina ancora poco diffusa in Italia (a differenza di alcuni Paesi europei) che opera in vari ambiti della ricerca ergonomica (infrastrutture e relazioni uomo-macchina, comportamenti al volante rispetto alla percezione di un pericolo, attenzione durante la guida). Sarebbe auspicabile che tale figura collaborasse alla formazione di leggi, nonché nella progettazione d’infrastrutture nei luoghi di lavoro e nelle scuole e alla realizzazione di campagne per la prevenzione degli incidenti stradali. Presso ogni comando della Polizia Municipale si potrebbe istituire un “Punto di ascolto”, dotato di personale opportunamente formato, per ricevere gli utenti e ascoltarli relativamente alle problematiche inerenti alla sicurezza stradale e vivibilità della città (si pensi a tale riguardo ai problemi di violenza contro le donne, alla violenza familiare, e a quella assistita). Tutto ciò potrebbe rappresentare una valida occasione per qualificare la città, prevenire situazioni di degrado, disagio e violenza, così come già avviene in area bresciana, dove sono state già attivate “buone prassi”. Tra queste si evidenzia la realizzazione di un video, approntato da un team di esperti (tra cui la Psicologa del traffico), altamente significativo, sia perché coinvolge le principali istituzioni ed il privato-sociale (associazione che opera a livello territoriale), sia per la valenza pedagogica. Il video si propone come strumento di valenza educativa rivolto ad una figura di minore-mediatore poiché: “attraverso i bambini sarà molto più facile che le norme arrivino all’interno delle famiglie e del mondo degli adulti…”.

Il terzo contatto è avvenuto con la Responsabile di due Case Rifugio del Centro Antiviolenza di Modena, struttura che accoglie donne maltrattate sole e/o con figli minori a carico che necessitano di urgente tutela fisica e psicologica poiché in pericolo immediato di subire comportamenti violenti nella loro residenza stessa. L’accoglienza nelle Case Rifugio garantisce a queste persone una prima forma di protezione e sostegno per uscire da situazioni difficili legate ai vissuti di violenza domestica. Non possono accedere soggetti che presentino una problematicità tale da richiedere l’intervento diretto di servizi specifici (ovvero al momento della richiesta di ingresso siano tossicodipendenti, etiliste, minorenni, utenti dei servizi psichiatrici con gravi disturbi o all’ottavo mese di gravidanza). Il gruppo di lavoro che s’occupa dell’accoglienza e dell’ospitalità all’interno delle Case Rifugio è composto da operatrici con competenze specifiche e formazione adeguata sulla violenza alle donne e sulla problematica della violenza assistita. Nel caso non vi siano le condizioni per un ingresso le donne vengono comunque indirizzate ai servizi competenti. Nel momento in cui si decide d’attivare un percorso di ospitalità con il coinvolgimento del Servizio Sociale di riferimento s’effettua una valutazione delle condizioni personali e relazionali della donna e dei suoi eventuali figli per predisporre un progetto congiunto. Ultimamente, a causa della crisi economica, i tagli hanno limitato le possibilità di accoglienza e molte donne faticano a trovare lavoro, pur adeguandosi parecchio alla mutata situazione. Tutto ciò allunga ulteriormente i tempi di recupero dell’autonomia penalizzando soprattutto quelle donne straniere che non possono beneficiare d’una rete di sostegno adeguata. Lo stereotipo che la vittima di violenza sia l’extracomunitaria ignorante è stato superato dalla casistica che riporta come la metà delle donne che si rivolgono al Centro Antiviolenza siano italiane. L’operatrice referente che segue la realizzazione del progetto della donna ospite, pur non essendo presente presso la Casa, presta un’attenzione continuativa alla relazione madre-figlio in modo da garantire al meglio la permanenza dei bambini in un luogo diverso dalla propria abitazione. Ultimamente è sorto un servizio di sostegno alla genitorialità femminile, per aiutare la donna nel proprio ruolo di madre soprattutto a fronte di minori che hanno assistito involontariamente alla violenza familiare. Il percorso è seguito da una psicologa che non pratica terapia ma effettua colloqui personalizzati e/o conduce gruppi di self-help. La modalità d’approccio privilegiata nei confronti della violenza non è quella d’educare o correggere ma piuttosto di valorizzare l’autostima della donna “in fuga”, aiutandola a riscoprire la propria dignità.

Nel corso del presente lavoro riflettendo sulla società del web si è ravvisata anche la possibilità di trarre, dalle trasformazioni sociali e culturali in atto, aspetti positivi e rafforzativi dell’approccio co-rel-azionale basato su di un paradigma co-munic-azionale. La sfida sarà quella di implementare, nell’ambito del sottosistema socio-culturale, altre forme di integrazione e mediazione che vadano oltre la logica della reciprocità. Le tecnologie informative hanno sviluppato nuove forme organizzative che fanno riferimento a logiche redistributive e di scambio (vedi utilizzo positivo della rete come i blog formativi e informativi, Facebook, e-care, fund-raising on line). L’integrazione di logiche diverse nell’ambito di ciascun sottosistema tenderà anche a ridefinire le relazioni fra ambiti complessi e funzioni delle persone che vi operano. Le nuove biotecnologie inoltre ci pongono di fronte ad interrogativi bioetici (utero in affitto, modificazioni genetiche, suicidi assistiti, eutanasia, ecc…), alla ricerca di quel “senso del limite” relativo agli orizzonti del possibile che la biopolitica e la tecnoscienza biomedica incessantemente aprono. Attraverso il recupero dei valori i soggetti potranno trovare nuove forme di partecipazione, formazione ed innovativa mediazione (in particolare attraverso la cittadinanza attiva e l’empowerment delle persone). A conclusione del lavoro si sottolinea l’importanza di coinvolgere politicamente la comunità realizzando un lavoro di “rete” per progettare alleanze fondate su nuovi percorsi educativi, mirati al rispetto dell’etica, qualità della vita e coesione sociale quale volano di sviluppo.

Il presente contributo è tratto dal Report presentato al Corso di alta formazione “Web security: attività preventive e investigative” – Università di Bologna.

Riferimenti bibliografici

Antonilli A, Cipolla C (a cura di). La sicurezza come politica. Franco Angeli, Milano, 2013

Ardigò A. Crisi di governabilità e mondi vitali. Cappelli, Bologna, 1980

Ardigò A, Moruzzi M (a cura di). Sanità e Internet. Servizi, imprese e cittadini nella new economy. Franco Angeli, Milano, 2001

Beck U [2001]. La società globale del rischio. Asterios, Trieste, 2003

Beck U. La società del rischio. Verso una seconda modernità. Carocci, Roma, 2005

Bennato D. Sociologia dei media digitali. Laterza, Roma-Bari, 2011

Benvenuti L. Malattie mediali. Elementi di socioterapia. Baskerville, Bologna, 2002

Boyd D. It’s complicated. La vita sociale degli adolescenti sul web. Castelvecchi, Roma, 2014

Bonazzi M. La digitalizzazione della vita quotidiana. Franco Angeli, Milano, 2014

Cipolla C. Femminile al singolare. Percorsi ed immagini del vivere sole. Franco Angeli, Milano, 1995

Cipolla C. Epistemologia della tolleranza. 5.voll. Franco Angeli, Milano, 1997

Cipolla C. Perché non possiamo non essere eclettici. Il sapere sociale nella web society. Franco Angeli, Milano, 2013

Cipolla C. Oltre il “peccato originale” della selezione naturale. Alcune proposte teoriche nella società digitale. Franco Angeli, Milano, 2014

Ehrenberg A. La società del disagio. Il mentale e il sociale. Einaudi, Torino, 2008

Facci M. Le reti nella Rete. I pericoli di internet. Dal cyberbullismo alle sette pro-ana. Erickson Live, 2010

Giarelli G (a cura di). La persona ai confini della vita e della morte. Questioni di bioetica tra medicina e società. Franco Angeli, Milano, 2011

Giddens A. Le conseguenze della modernità. Fiducia e rischio, sicurezza e pericolo. Il Mulino, Bologna, 1994

Gui M. A dieta di media. Comunicazione e qualità della vita. Il Mulino, Bologna, 2014

Illouz E. Intimità fredde. Feltrinelli, Milano, 2007

Mascio A. Virtuali comunità. Uno studio delle aggregazioni sociali di Internet. Guerini e Associati, Milano, 2008

Moruzzi M. Alta Comunicazione. Aziende. Fascicoli Elettronici, Emozioni e de-Materializzazione. Franco Angeli, Milano, 2012

Pellai A. Tutto troppo presto. L’educazione sessuale dei nostri figli nell’ora di internet. De Agostini Publishing Italia, 2015

Quartiroli I. Internet e l’Io diviso. La consapevolezza di sé nel mondo digitale. Bollati Boringhieri, Torino, 2013

Tönnies F. Comunità e società. Comunità, Milano, 1963

Turkle S. Insieme ma soli. Perchè ci aspettiamo sempre più dalla tecnologia e sempre meno dagli altri. Codice Torino, 2011

Lascia un commento